31.5.06

La città imperiale

Finalmente, dopo mille traversie, Dudrakon, il mio Guerriero, è arrivato l'altro ieri ad Imperial City.

La città è splendente e molto bella, ma sinceramente preferisco avventurarmi in sfrenate cavalcate fra i campi piuttosto che camminare fra le anguste vie della metropoli dallo stile medioevaleggiante. Dapprima mi sono imbattuto in una missione per conto della Società dei Mercanti: un tizio di nome Thoronir vendeva prodotti a prezzi talmente stracciati da fare entrare in crisi l'economia cittadina. All'inizio ho accettato solo per i soldi, anche se francamente ritenevo l'intera questione un pò troppo materialista per i miei gusti. Poi, però, interrogando Thoronir e seguendolo silenziosamente in un posto sperduto della città, ho cpaito che l'uomo da cui si riforniva era un losco figuro risiedente in città. Così, ho scassinato la porta di casa di costui e mi ci sono infilato silenziosamente. Ho dovuto lavorare molto di grimaldello e molto, molto velocemente, ma alla fine, ce l'ho fatta, ho scoperto la verità: il furfante era un monatto della peggior specie, e immagazinava tanti oggetti in così poco tempo assassinando molti poveri viandanti e seppellendoli sotto casa sua. Macabro...

Poi mi sono imbattuto in una setta di vampiri, una faccenda molto complessa e più drammatica del previsto. Però ho sospeso la missione, perché volevo andare infondo alla Quest principale.

Mi sono dunque messo sulle tracce degli adoratori di Oblivion, che si fanno chiamare "I Seguaci dell'Alba", e che stanno cercando i volumi di un antico manoscritto di magia. Sono riuscito a mettere le mani su due volumi di questo manoscritto: per il primo ho patteggiato con un ottuso mercante di libri, per l'altro ho dovuto uccidere, calandomi assieme ad un compagno di avventure incontrato da poco nelle fogne per raggiungere la base nemica. Purtroppo Baurus, il mio amico, è morto durante tale coraggiosa impresa, nonostante abbia tentato in ogni modo di coprirgli le spalle da quegli assassini... infine, sono riuscito a decifrare alcuni codici contenuti nel volumi del manoscritto con l'aiuto di un'insegnante di Magia dell'Università Arcana. Ed ora non debbo far altro che raggiungere il punto indicatomi... a mezzogiorno... non prima di essermi fatto qualche cavalcata per le lande delle Heartland, le verdi colline attorno alla Città Imperiale, in cerca di qualche nuova avventura. Che Thlos mi accompagni!


28.5.06

Guai grossi a Tramriel

Può un gioco incantare? Può un gioco per PC immergerti talmente da costringerti a postare le tue impressioni sul tuo blog? Anche se non ne sono sicuro, dico che se il gioco in questione è "Oblivion", allora ne vale la pena.

Ebbene sì: Federico, un membro dello Zeist, mi ha regalato una copia di "The Elder Scrolls 4". La grafica non è solo meravigliosa, è mozzafiato, ed anche la libertà d'azione è estremamente grande; la trama principale, veramente eccitante e in grado di fronteggiare i più importanti romanzi fantasy, mi ha colpito profondamente.

Fino ad ora ho alternato l'avventura principale all'esplorazione dell'immenso mondo di Cyrodiil, con esiti molto buoni (ho quasi fatto evolvere il mio guerriero al secondo livello!). Ma oggi le cose sono peggiorate: è bastata un'azione illegale condotta con troppa leggerezza, e mi sono ritrovato mezza guardia imperiale addosso. E sono cavoli. "Oblivion" sfrutta un nuovo tipo di CPU, l'intelligenza artificiale "radiante": vuol dire che, se un conte di una città è programmato a cenare alle 20.00, potrete star certi che ogni sera lo vedrete mettersi a tavola nel suo castello a quell'ora. Vale anche per le guardie, purtroppo (o per fortuna, un pò di imprevisti ci vogliono!). Ora devo cercare di arrivare a Imperial City, la capitale, per continuare la mia avventura principale. Il problema è che, come tutte le capitali, c'è una guardia armata ad ogni porta. Che fare? Ho deciso: devo tenermi il più lontano possibile dalla città (e dunque dalla gloriosa battaglia contro le forze del male... cosa che mi fa molta rabbia) fin quando non avrò abbastanza soldi per pagare la taglia (2044 monete d'oro). E' terribile, però incrementa la longevità e il gusto dell'azione. Sono riuscito a trovare delle pietre preziose, con cui potrei arrivare a 246 monete d'oro (non ridete, sono un guerriero, mica un mercante!).

Fino ad ora sono riuscito a portare in salvo il figlio dell'imperatore Uriel Septim (assassinato dagli Emissari del Male in mia presenza) e a chiudere ben due "passaggi" per l'inferno di Tramriel, Oblivion, appunto. Ieri, ad esempio, ho partecipato all'assedio di Kvatch. E' stata una battaglia lunga, dura ed estenuante, ma non posso non ammettere che la soddisfazione è balzata alle stelle quando sono riuscito a chiudere il primo passaggio per Oblivion e a liberare la città dall'assedio del Male.











Oggi ho viaggiato verso sud, per scappare alle guardie. Sono riuscito a vendere qualche frutto e del pane, ma ho ricavato solo pochi soldi. Se riuscissi a trovare un mercato specializzato, potrei vendere le pietre che ho trovato, ma ho il sospetto che tali mercati si trovino solo nelle grandi città (e il cerchio si chiude...).

Oggi il gioco mi ha particolarmente frustrato, è molto difficile spiegare il livello di coinvolgimento e di passione che può trasmettere questo GDR. Penso che dedicherò tanti altri post alle mie avventure, ed anzi invito chi può a provare questo capolavoro...

27.5.06

"Ali sul lago 2006"

Sono appena ritornato dalla manifestazione "Ali sul lago", tenutasi presso l'aereoposto-museo di Vigna di Valle, sul lago di Bracciano.

Anche se l'impianto era militare, la manifestazione non lo è stata completamente. Si sono esibiti in acrobazie aerei specializzati, elicotteri, un grande aereo da trasporto civile (molto grande ma comunque agilissimo), un canadair della Protezione Civile (con tanto di dimostrazione!), un Tornado dell'aviazione militare e la pattuglia delle Frecce Tricolori.

Devo dire che il volo è sempre stata una mia passione. Oddio, non sono così malato da comprarmi tremila simulatori aerei, né andrò mai a scuola di volo, ma devo dire che mi piace vedere gli aerei in azione.

Il Tornado, poi, è stato uno spettacolo: la Ferrari del cielo!

Una manifestazione veramente spettacolare ed emozionante!

23.5.06

Capaci, 15 anni fa

Oggi si ricorda l'attentato di Capaci a Giovanni Falcone, alla sua scorta ed a sua moglie.

Quindici anni fa, all'uscita dell'autostrada per Palermo le tre macchine del corteo di polizia furono scosse da un'esplosione che qualcuno accorso per dare una mano dopo l'attentato, descrisse così: "Pare 'na bomba atomica!".

L'autostrada devastata, l'asfalto scaraventato a un km di distanza dal punto di deflagrazione, i corpi senza vita del giudice Falcone, della moglie e degli agenti di polizia inceneriti.

E' l'inizio di una guerra "ufficiale" fra Stato e mafia che dura ancora oggi, una guerra sporchissima fatta di mazzette, attentati, omertà, intimidazione.

Dal 1980, Falcone, Borsellino ed altri giudici della squadra anti-mafia si erano prodigati alla lotta contro i clan della criminalità organizzata, lottando sia contro il nemico "ufficiale", sia contro la negligenza, l'ipocrisia, l'omertà di parte della popolazione. La verità è che Falcone e Borsellino, due ottimi funzionari dello Stato, furono abbandonati dallo Stato stesso e costretti a lavorare con il minimo indispensabile, organizzando con mezzi di fortuna quello che fu il più grande processo contro la criminalità mai visto in Italia.

Giovanni Falcone e la moglie se ne andarono "da soli", non lasciarono figli a casa, perché Falcone aveva deciso di non averne ("Se metto al mondo un figlio, metto al mondo un orfano"), ma la sua professionalità, la forza di volontà, sono veramente state trasferite attraverso due generazioni, fra cui la mia, infondendo ideali di libertà, ed assieme all'esempio di Don Puglisi e di Peppino Impastato, quelli dei giudici di Palermo sono i gridi più forti della coscienza civile italiana.

La cosa che più mi sconvolge è senza dubbio che questa gente campava, amava la moglie e i figli, giocava a carte, si faceva un bagno al mare, sapendo di essere "cadaveri che camminano" (come disse lo stesso Borsellino nella sua ultima intervista al TG5 nel 1991). Sapevano che un giorno sarebbero arrivati a loro. Però non hanno esitato, hanno combattuto con le parole e con la forza, con tutti gli strumenti in mano loro, per un'Italia veramente migliore. Onore a loro. Io RICORDO CAPACI.

21.5.06

La mia avventura tardo primaverile-estiva...

Può essere detto con sicurezza: in attesa della correzione dell'ultimo racconto e della correzione/pubblicazione di un secondo componimento, mi appresto a passare l'estate davanti al computer, impegnato con un racconto lungo di genere fantasy/action/horror.

L'idea che ho avuto mi piace molto. Nel 1935, in Inghilterra, la più grande miniera di carbone del paese viene attaccata e sequestrata da un gruppo di soldati dell'esercito ribellatisi "per instaurare un regime fascista". Data l'importanza del bacino minerario, il governo inglese incarica un esperto battaglione delle forze speciali, capitanato da un leggendario colonnello, per risolvere la situazione. Ma l'anziano comandante, Higgins, dovrà affrontare la sua ultima missione in un abisso di terrore e di tensione.

Ho già in mente l'intera trama del racconto, che potrebbe venire piuttosto lungo (100-120 pagine, non di più). Chi lo sà, magari potrebbe essere il mio primo testo pubblicato... la trama mi piace molto, anche perché ad ispirarmi questo racconto sospeso fra il visionario e il puro action bellico è stato uno dei miei film preferiti in assoluto: ladies & gentleman... "Apocalypse Now: Redux" con Robert Duvall, Harrison Ford, Laurence Fishbourne, Federick Forrester, Martin Sheen e Marlon Brando nel ruolo di Walter E. Kurtz.












Devo dire che il personaggio del mio Colonnello è ispirato all'immagine di Kurtz, pur avendo un carattere ed un ruolo completamente diversi. E' perfetto per il suo ruolo, e non vedo l'ora di mettere nero su bianco le sue gesta... si prospetta un'estate molto calda... ed io non vedo l'ora. Non voglio svelare nulla sul piccolo romanzo, ma posso dire che, a parte qualche ispirazione nella struttura narrativa, non c'entra nulla con il sopracitato film di Coppola, ma quest'ultimo è veramente una sorgente di spunti esaltante... vi farò sapere. Io ora ritorno ne... "Gli Abissi della Follia". Speriamo bene... intanto, facciamo un regalo all'immagine del blog:

Ossia: la presa di coscienza, da parte di questo umile blog di uno dei dieci film più belli di ogni tempo, tortuoso cammino alla radice della guerra e dell'orrore. Voto: 10, Ottimo. Immortale... come Walter Kurtz...

19.5.06

"A History of Violence" ed aggiornamenti cinefili vari.

Ho comprato l'ultimo lavoro di David Cronenberg. Sono molto soddisfatto, il DVD è a un disco solo, ma più che sufficiente a contenere il film in un'ottima qualità e dei bei contenuti extra, inperfetto equilibrio fra il racconto delle riprese dal punto di vista "tecnico" e quello del contenuto, molto interessante. "A History of Violence" è veramente un bel film: una perfetta commistione di cinema di genere (il noir, il western, il dramma) combinato con le "follie onirico-scientifiche" a cui il regista ha abituato. Racconta la violenza in maniera fredda e analitica, ponendo l'accento sulla violenza, cha a tratti diventa quasi splatter, ma sempre per spiegare e analizzare il fenomeno, non per intenti futili. In più, evita completamente la retorica, ed è onesto. Molto, molto, molto bello. Consigliato. Voto: 9-
La seconda notizia di cinema del giorno è che "Il Codice Da Vinci" è uscito oggi in contemporanea mondiale preceduto da una campagna pubblicitaria tale da scomodare anche le facciate delle chiese per i loro cartelloni. Ho riflettuto molto su questo libro, in questi giorni, e devo dire che sono molto irritato dalla tesi sostenuta dal racconto, ma soprattutto dal modo con cui Dan Brown e la troupe del film lo sostengono. A Cannes, Tom Hanks dichiara: "Questo film è l'occasione per chiarire una volta per tutte le origini della Chiesa e del Cristianesimo". Ora, io dico: ammesso (e non concesso) che Gesù Cristo, ossia un componente della Santa Trinità cattolica, sia stato veramente sposato, non mi faccio certo fare la predica da un libro commerciale come quello scritto da Brown: è basato su teorie false, che sono state dichiarate tali da tutti gli esperti di Storia, atei e credenti, oltre ché da critici d'arte e teologi. Ad esempio, il "priorato di Sion", che nel libro è indicato come un organismo che cercava di trovare i presenti "eredi di Cristo", è un falso storico: il vero priorato di Sion venne "fondato" da due mistificatori nel 1950. E ancora, possibile che Leonardo Da Vinci, tecnico e scienziato, si basasse sull'irrazionalità rappresentata dalla magia e dalle scienze esoteriche? Non solo penso che Dan Brown sia una persona disgustosa, pronta a costruire su quella che oggettivamente è una "bestemmia" (spero di non passare per un inquisitore medioevale...) uno dei progetti commerciali più redditizi degli ultimi anni, ma soprattutto penso che quel libro e il film siano fantasiosi e pieni di menzogne, che andrebbero necessariamente abbassate al livello di "invenzioni artistiche". Invece, le trattano come fossero verità rivelate. Inviterei chi vuole veramente comprendere la verità a leggersi un libro di Storia, piuttosto che andare al supermarket e comprare il romanzo di Dan Brown. Per il resto, ben venga il thriller e il mistero. Solo, non scomodiamo la religione e la Storia.

Per ultimo, denuncio la mancanza assoluta di pubblicità per il nuovo film di Richard Donner, regista di "Ladyhawk" e di "Arma Letale", ossia "Solo 2 ore", che dovrebbe essere un nuovo cult poliziesco-thriller con Bruce Willis. Invece di pensare a "codici" e invenzioni commerciali, godiamoci quei pochi sprazzi di grande cinema di genere rimasti...

P.S.

Ieri, forse, non mi sono spiegato bene. Non sono certo io che vengo a dire alla gente "siate casti", il sesso non è più certo un tabù assoluto, se ne deve parlare e discutere. Ma l'atto sessuale fine a sé stesso è una cosa che non approvo: o è parte del rapporto di coppia (che, se è guidato da amore vero, non vedo perché non deve essere sugellato con il matrimonio religioso o civile), oppure è mercificazione dell'intimo e dei sentimenti. Questo è buon senso, ed è quello che anche Ratzinger predica. Se questo è fascismo, vorrei ricordare che esiste una cosa chiamata AIDS che si prende attraverso il rapporto sessuale occasionale. Le cose sono due: o si usano i contraccettivi, o non si fa il sesso. Io, a questo punto, preferisco la seconda scelta, per la mia religione.

18.5.06

Onore a chi scende in campo...


...e non si fa prendere a pesci in faccia: Joseph Ratzinger. Partiamo dal principio. E' un anno che questo teologo bavarese è salito al soglio pontificio dopo la grande guida di Giovanni Paolo II. E' un anno che è deriso, chiamato "fascista" e "nazista" per aver difeso la sua fede tradizionale contro il completo sfascio della famiglia proposto dalla società moderna. Non solo dalle forze di estrema sinistra, ma anche dal capitallismo più estremo e socialmente alienante.

E' stato attaccato perché ancora crede in ciò che dice la Bibbia e perché non diluisce il vero spirito della religione cattolica, senza per questo divenire un dittatore teocratico come si vuole far credere. Ho sentito gente andare contro questo nuovo Papa perchè "è troppo bigotto", perché "si mangia i comunisti" (che vanno quasi-sempre contro la Chiesa) e perché si impegna a dare senso compiuto ad alcuni precetti etici basilari per la sopravvivenza di una società civile: famiglia, libertà di culto. Lo attaccano perché non permette di usare il preservativo? Ebbene, che deve fare? Gridare "fate come cavolo vi pare, la vita non è importante"? Oppure "fatevi pure mettere in cinta, tanto poi c'è l'aborto". La verità è che alla gente non và più di usare la testa. Non vuoi avere bambini? Non serve il preservativo, basta non fare sesso. E' fascismo, questo? No, io lo reputo buon senso.

Stamattina Ratzinger si è messo in discussione: ha reagito, è sceso in campo, ha lottato contro l'indifferenza e la stravaganza che regna nella nostra povera società. Ha detto «Non commettiamo alcuna violazione della laicità dello Stato» nel difendere la grande eredità cristiana dell'Europa e dell'Italia, la vita e la famiglia nonché «le istanze etiche (...)«Nelle circostanze attuali richiamando il valore che hanno per la vita non solo privata ma anche pubblica alcuni fondamentali principi etici, radicati nella grande eredità cristiana dell'Europa e in particolare dell'Italia, non commettiamo dunque alcuna violazione della laicità dello Stato, ma contribuiamo piuttosto a garantire e promuovere la dignità della persona e il bene comune della società».

E per me questo non è nazismo, è credere ancora in qualcosa che non sia utopia.

P.S. Per quanto mi riguarda, se la parata del 2 Giugno sarà abolita, sarà la sconfitta più grande perpretrata dalla superficialità. Perché il 25 Aprile, in cui si festeggia la lotta contro i nazisti, è santo e intoccabile, mentre qualsiasi celebrazione dei padri di famiglia che si arruolano nell'esercito è contrastata? Anche i partigiani avevano in mano i fucili, non solo i soldati "servi dello stato". Per quanto mi riguarda, il 2 giugno non si tocca!

17.5.06

Niente Leone, purtroppo.

L'altra sera è passato in TV per la millesima volta "C'era una volta il West" di Sergio Leone. Il film non ha bisogno di presentazioni, è un classico del cinema di genere italiano, un capolavoro di arte registica ed una toccante riflessione sulla fine di un'epoca.

Attori straordinari, regia eccellente, una delle colonne sonore più belle di tutti i tempi...

Io lo possedevo da molto tempo in VHS, ma purtroppo il mio videoregistratore è rotto, e io non ricordo più l'intera seconda parte di questo capolavoro! Neppure l'altra sera sono riuscito a vederlo tutto, e mi è dispiaciuto moltissimo. Sto seriamente pensando di andarlo a comprare in DVD, l'ho visto in vendita a poco prezzo.

A complicare le cose, esce oggi in DVD l'ultimo capolavoro di David Cronenberg, il noir "A History Of Violence", uno dei più bei film del 2005. Un film d'autore, una grande e lucida riflessione sulla violenza, raccontata con mano sicura dall'ottimo regista/scienziato canadese. Grandissimo anche il cast, soprattutto lo scontro Ed Harris-Viggo Mortensen.

Che devo fare? Leone o Cronenberg? La risposta è chiara:
TUTTI E DUE.

15.5.06

Luciano... e gli altri

Vorrei spendere due parole sul caso del calcioscommesse, che in questi giorni sta disgustando l'Italia sportiva.

Non sono un appassionato di calcio, anche se un tempo tifavo per la Lazio. Non è uno sport che mi interessa più di tanto, sono molto più appassionato di Formula 1, di Ferrari, naturalmente!

Ma non posso che essere lieto del fatto che Moggi e tutti i suoi amichetti siano stati incastrati: oltre ché la più grossa truffa degli ultimi vent'anni, l'affare Juve 2006 (e non solo) si è rivelato essere la conferma di mie svariate teorie. Possibile che la Juve non avesse mai avuto un calo? Possibile che tutti, dalla critica sportiva ai tifosi sino ai politici, ne andassero così fieri decantando dell'imbattibilità della "vecchia signora"? Oh, qui si sta parlando di una quantità esorbitante di partite truccate o malraccontate, di minacce agli albitri, ai dirigenti, ai cronisti... qui si sta parlando di mafia. Il problema ha radici molto profonde: le squadre, oggi, non sono più ciò che si vede sul capo da gioco nei 90 minuti di partita domenicale, sono delle vere e proprie industrie. Calciomercato, merchandeising, contratti televisivi, diritti sportivi, fiumi e fiumi di milioni di Euro che girano ogni giorno fra i signori del pallone italico, mentre ci sono famiglie che debbono aspettare anni per avere figli a causa delle avverse condizioni economiche! Basta leggere a quanto ammonta lo stipendio di un calciatore, ovvero di un tizio che dà i calci al pallone una volta alla settimana, per farti venire il voltastomaco.

Ma siamo sempre lì: l'Italietta del provincialismo e della degradazione sociale, nascosta sotto falsi ideali e barocchi strati patinati. Che tristezza...

14.5.06

"Visitatori Notturni"



Approfitto di una pausa dai (tanti) compiti per domani per postare una bella notizia: il nuovo racconto, che ho iniziato mercoledì spinto da grande gusto lovecraftiano è finito. Erano mesi e mesi che non concludevo qualcosa, ed anche il progetto di "Festa", purtroppo, pare essersi arenato miseramente.

Il racconto si intitola "Visitatori Notturni" ed è incentrato sulle atmosfere del più classico degli horror. Tratta di una storia veramente macabra, non tanto fisicamente (le sequenze veramente violente sono poche) quanto psicologicamente. Io non riesco a scrivere un racconto dell'orrore divertendomi, gioendo se faccio saltare la testa ad un personaggio. Voglio catturare il lato crudo e drammatico della faccenda. La storia narra di una felice famiglia nell'Inghilterra rurale degli anni '10 che comincia ad essere perseguitata da degli strani tizi e del clima di drammatica diffidenza vissuto dal protagonista, il capofamiglia. E' una storia molto cupa, non c'è lieto fine. E' stato come narrare un incubo uscito dalla mia mente, un incubo sinistro e crudo. Ma non è visionario, ho cercato le suggestioni nel quotidiano. Ho detto di essere appassionato di Lovecraft, mica di essere un suo emule. Per l'ambientazione ho preso spunto da quel tardo-vittorianesimo descritto nei racconti del Solitario, ma i temi e lo stile sono miei (vorrei vedé!). Il racconto è lungo ben 12 pagine, 26 in formato libro, è un buon risultato, mi piace.

I il mio problema è che mi affeziono troppo ai personaggi: quando devo scrivere una storia dell'orrore, cerco sempre di dargli un lieto fine (con scarso successo, in verità). Stavolta sono rimasto distaccato, e non mi è importato della sorte delle mie creature: anche questo è un buon risultato.

Scrivendo, ho tentato di usare un linguaggio altolocato, in modo da affascinare il lettore con giochetti letterali e formule retoriche. Il doppio-taglio di quest'arma è senza dubbio che gli errori d'ortografia si presentano in gran quantità, per distrazione. Che dire? La parola alla correttrice di bozze (mamma). Se va tutto bene, ho deciso di portare il racconto da un editore. Se è troppo breve per una pubblicazione, ho già in mente tre-quattro trame (fra thriller e horror) da cui potrei trarre buoni racconti. Se riuscissi ad arrivare ad una sessantina di pagine sarei a cavallo. Ora però tutto è in mano alla correzione di bozze. Terrò sicuramente informati.

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12.5.06

Karol

Ieri sera si è concluso lo sceneggiato in due parti "Karol: Un papa rimasto uomo", per la regia di Giacomo Battiato.

Portare il racconto della vita di Karol Wojtyla in TV non era semplice: la portata delle opere, dei viaggi, dei messaggi e dei simbolismi non poteva essere racchiusa in solo due puntate da due ore ciascusa. Così, in modo intelligente, Battiato ha realizzato due fiction, la prima andata in onda poco dopo la morte del grande papa polacco, che raccontava della sua vita pre-papato, e la seconda, andata in onda mercoledì e giovedì sera, che raccontava gli anni del pontificato.

Devo dire che fa impressione vedere in un film quello che è accaduto solo l'anno scorso, e che rivedere le stesse scene a cui ho partecipato attraverso la TV ricreate nella finzione è stato strano. La sensazione di deja-vù è stata tanta, non era possibile fare diversamente.

La prima parte dello sceneggiato si basava di più sulla mera rappresentazione dei fatti: la scelta di farsi prete nella Cracovia occupata dai nazisti, la lotta contro il regime comunista, ma affrontava anche da vicino il dilemma di un uomo diviso fra l'amore per la vita e la sua innata fede. Affascinante perché sconosciuta, sapeva rievocare il clima di drammatica oppressione vissuto dal giovane Karol. Molto affascinante, molto bello.

Questa seconda parte poteva essere una mera descrizione piatta e inutile di eventi che tutti avevamo visto in prima persona (la malattia, la lotta contro la guerra in Iraq, l'impegno in Africa...) invece, "Karol" ha saputo cogliere l'obbiettivo: narrare la sconfitta e, allo stesso tempo, la vittoria di un uomo malato, ma dalla forza d'animo sorprendente, che si distaccava dalla figura religiosa e di fede ed entrava nell'olimpo delle grandi guide politiche e democratiche della fine del XX secolo. Malattia, frustrazione, spirito di altruismo più umano che cristiano (ma c'è davvero differenza fra le due cose?), la catastrofe della guerra vista da chi la guerra l'ha vissuta ed è diventato la guida spirituale più importante dell'Occidente cristiano... una spirale di disperazione e di forza di volontà che concede pochissimo all'agiografia.

Il Karol di Battiato (e del bravissimo Piotr Adamczyk, l'attore che ha impersonato il pontefice) è un uomo malato e distrutto, oppresso, che parla di pace e vede la guerra, parla di giustizia e vede le dittature, che tenta di gridare "giustizia!!" ma viene azzittito e diviene vittima di attentati. Una personalità incredibilmente novecentesca nell'animo, incredibilmente moderna ma legata inossidabilmente alle sue origini. Contornato da figure più o meno note, come i suoi vecchi amici di Cracovia, Madre Teresa, Padre Stanislao, il dottor Buzonetti (il medico che per primo curò il Papa dopo l'attentato del Maggio '81, interpretato da un grande Michele Placido), ma anche monsignor Romero, Karol segue la difficile strada per la santità cristiana (e laica) affrontando con la stessa grinta le difficoltà e i mali personali (il tumore, l'attentato, il parkinson...) e gli orrori del passato decennio. E tutti, dalla vecchia amica di teatro sino a Santa Teresa di Calcutta, sono membri di un viaggio fantastico, di una epopea disillusa e profondamente desiderosa di pace e di giustizia. Missione compiuta, anche rispetto alle altre serie tv apparse sulla Rai (con Jon Voight, forse l'unico a poter veramente affrontare quella parte) e su La7 ("Non abbiate paura"), riconfermando che anche Mediaset sa sfornare roba di classe...

Voto: 8.

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10.5.06

Il nuovo inquilino del Quirinale.

E' di oggi la notizia che il nuovo capo dello Stato è Giorgio Napolitano, DS, ex-PCi di ferro.

Dopo sette anni di grandezza, dovuti alla grande guida istituzionale di Carlo Azeglio Ciampi, la palla passa di mano ad un componente del primo governo Prodi (1996), nonché membro storico del Partito Comunista Italiano.















Ora, pur non essendo affatto di sinistra (mi ritengo un centrista di familiare tradizione DC) non trovo giuste le polemiche sorte a destra, che già parlano di "dittatura". Non siamo eagerati, siamo nel 2000, mica nel medioevo!

Se Napolitano sarà un bravo presidente della Repubblica potrà dirlo solo il tempo, ma sono sicuro che non ci deluderà e che non mi farà rimpiangere la grande guida di Ciampi. Magari posso essere dubitoso della scuola politica del PC durante l'attività di Napolitano (l'appoggio alla Primavera di Praga e all'occupazione dei carri armati sovietici) ma non sono certo io a gridare "dittatura". Ognuno ha fatto i suoi sbagli (democristiani inclusi), personalmente non condivido né accetto le idee della sinistra radicale (neppure degli scritti marxisti, ma non è certo questo il comunismo italiano), ma se queste sono le decisioni della volontà popolare, io le accetto senza problemi.

Che dire? In bocca al lupo!

In quanto a Ciampi, mi è seriamente dispiaciuto che non abbia accettato la proposta di rielezione, ma d'altronde si tratta di una persona molto anziana. Non ce l'avrebbe fatta per altri sette anni. Il suo mandato ci lascia il ritorno in auge del patriottismo di stato, quello più essenziale e giusto, dimenticato da anni di magna-magna generale. Ha richiamato l'attenzione sulla Memoria della Resistenza e della Liberazione, è intervenuto per placare gli animi politici in quella che è stata per cinque anni la peggior campagna elettorale della seconda repubblica e ha soprattutto ridimensionato la figura pubblica delle Forze Armate e soprattutto Istituzioni politiche, troppo spesso dimenticate e derise, senza per questo cadere nella retorica di Stato. Una figura che apprezzo dal più profondo dell'anima, un grande politico e, soprattutto, un uomo veramente "con le palle". Grazie, signor Presidente!

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9.5.06

Lovecraft


In questo periodo sono tremendamente affascinato dal gotico. Io vado a periodi: spesso mi capita di appassionarmi all'horror. Così, stamattina, ho letto un racconto di H.P. Lovecraft, "I ratti nel muro". Devo dire che, pur essendo un racconto di venti pagine, l'ho trovato veramente stupendo. Non solo per le splendide suggestioni gotiche che riesce a donare, tipiche della stupenda tradizione gotica anglo-sassone, ma soprattutto per le atmosfere di impercettibile pazzia che accompagnano la splendida conclusione del raccondo.

Parla di un anziano signore che, ritiratosi nella vecchia dimora di famiglia nella brughiera inglese, comincia a ristrotturarla e ad indagare sul misterioso e tragico passato della sua famiglia. Un passato oscuro, fatto di terribili segredi e di tragedie. E sente, ogni notte, migliaia di ratti correre nei muri dell'antico castello, cominciando a scoprire una verità veramente allucinante, di un'originalità visionaria che ancora oggi, nonostante le migliaia di storie horror nei film e nei racconti, è inarrivabile sia per lo stile narrativo, secco e funzionale quanto basta per suggestionare il lettore, sia per le splendide trovate immaginifiche di Lovecraft.

Se riuscite a reperirlo, leggetelo perché è veramente stupendo, un incubo ad occhi aperti.

Ho deciso di provare a scrivere un racconto horror. Speriamo di riuscirci, stavolta...

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8.5.06

Le fiction storiche della Rai... e il resto...

Ho dato un'occhiata alla fiction di Rai 1 "I figli strappati".

E' stato il crudo racconto di una sopravvissuta ai lager nazisti condannata a causa della partecipazione di suo padre, ambasciatore tedesco in italia ai tempi del Fascismo, all'attentato a Hitler nel Luglio 1944.
La donna, arrestata e condotta in vari campi di concentramento nell'Europa dell'Est, lottò per ritrovare suo marito e soprattutto i suoi due bambini, strappatigli dai nazisti al momento dell'arresto. Oggi ha 93 anni e vive in Germania con i figli, ritrovati a fine guerra.

Devo confessare che alcune fiction Rai, pur non essendo capolavori, mi sono piaciute molto. Ricordo volentieri, ad esempio, il pluripremiato "Perlasca: un eroe italiano", con Luca Zingaretti (che ritengo essere uno dei migliori attori italiani sulla scena internazionale), oppure "La fuga degli innocenti", che secondo me è la migliore fiction sull'olocausto mai realizzata, che vanta di una regia quasi cinematografica (tempi lunghi, forte vena poetica e forte caratterizzazione dei personaggi). E poi bellissimo anche "Cefalonia", sempre con Zingaretti, altro bel racconto, stavolta di guerra, narrato con mano sapiente e accompagnato dall'impareggiabile Ennio Morricone.

Questo "I figli strappati", invece, non mi è piaciuto. Come anche "Salvo d'Aquisto" e "Edda" (quest'ultima andata in onda nel 2005 per l'anniversario della Liberazione-e la domanda sorge spontanea: che c'azzecca la storia di Edda Mussolini, figlia del Duce, con la 60° festa della liberazione?), alcune fiction Rai passano dalla Storia al mero romanzo-telenovelas patinata. Non sto dicendo che, ad esempio, la protagonista de "I figli strappati" non ebbe una forte e ambigua amicizia con un affascinante ufficiale tedesco, ma dico io, c'è modo e modo di raccontarla. Qui, con il ricatto morale del narrare l'orrore dei lager, ci hanno propinato un polpettone che di storico ha poco e niente.

Film come "Perlasca", invece, mi sono piaciuti molto per il talento nel raccontare storie di speranza in mezzo all'orrore nazista, non lesinando virtuosismi "alla Schindler's List" e mostrandoci i veri orrori, concentrandosi sulla narrazione della realtà storica.

Se poi si vuole discutere dell'effettivo valore divulgativo che hanno questi sceneggiati, si può comprensibilmente essere dubitosi. Ma ripeto, dipende da prodotto a prodotto. Il problema è che questi film, cosiccome i vari "Il Pianista" e "Schindler's List", vengono spesso scansati dalla gente come la lebbra. Non si ha più il tempo di affrontare, almeno una volta l'anno, quella che è la nostra storia, la storia di una Nazione e del suo popolo. Lo si ritiene un affare perditempo, stupido, non ci si ferma più ad ascoltare le storie dei sopravvissuti di Auschwitz o alle foibe (perché il discorso è chiaramente superpartes, chiariamoci). Ed il problema è che se vai a chiedere a qualcuno "Che cos'è Auschwitz?", molti, ancora oggi, non lo sanno. Oppure, peggio, non vogliono saperlo, e preferiscono piuttosto spararsi Maria de Filippi e Maurizio Costanzo tutto il giorno, perché non ci vogliono pensare, vogliono far finta di niente, che non sia successo nulla.

L'altra sera sono stato a cena fuori con alcuni amici paesani "di destra": saluti romani, battute razziste, capelli rasati a zero, solo per il gusto di trasgredire. Vorrei veramente vedere le loro reazioni guardando Auschwitz dritti negli occhi, se avrebbero il coraggio di cantare "Faccetta Nera" e gli inni del partito nazista. Begli amici che ho...

Ma del resto, se le istituzioni non riescono a portare le celebrazioni di importanti eventi storici quali la Shoah o la Resistenza fra la gente, i neofascisti aumenteranno sempre di più. Fantascienza? No, assolutamente. Un mesetto fa ho visto in TV un bel film di Paolo Virzì, "Caterina va in Città", che descriveva la società italiana odierna con ochi molto attendibili. Claudio Amendola faceva la parte di un politico di AN che in parlamento faceva la recita del filo-americano di centro-destra (nel governo Berlusconi) e, in famiglia, faceva veri e propri comizi neo-fascisti. Sono certo che Virzì non è andato tanto lontano dalla realtà. E se questo è il rischio che corriamo, di ritrovarci altri neo-fascisti nella nostra società, allora ben vengano molti altri Perlasca o altri prodotti tv, anche di infima qualità. La gente deve aprire gli occhi.

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7.5.06

"Un Mondo Perfetto"


Oggi, finalmente, sono riuscito a vedere in TV "Un mondo Perfetto", di Clint Eastwood.
Il film narra una bellissima ma crudele storia di amicizia nel Texas del 1963: un fuggitivo rapisce un bambino di sei anni e lo prende in ostaggio, mentre un esercito di poliziotti gli corre dietro attraversando tutto lo Stato, deciso ad uccidere il rapitore. Eppure, l'uomo e il bambino cominciano a stringere una strana ma fortissima amicizia.

Come ogni film dell'Eastwood anziano è una pellicola molto cruda, piena di momenti visivamente e psicologicamente disturbanti (e la musica contribuisce). Eppure mi è piaciuto molto, soprattutto perché racconta bene l'America di provincia, ancora malata di violenza. Il profondo Sud americano ha il suo fascino crudo e drammaticamente memorabile, complice naturalmente il fenomeno della schiavitù (qui accennato, ma dal peso percettibile). Ho trovato che il film ha molti collegamenti con il precedente lungometraggio di Eastwood, l'immortale "Gli Spietati", sia nelle tematiche (la violenza e le sue conseguenze), sia lo stile (anche se qui è un pò più asciutto). Alcuni frammenti mi hanno turbato per la loro crudezza, ma in un film come questo non può che essere un pregio. Ottima la regia e la sceneggiatura. E' di fatto un road-movies, genere che purtroppo non conosco moltissimo, ma che ha un importante esponente nel purtroppo misconosciuto "Sugarland Express", il secondo film per il grande schermo di Steven Spielberg. Anche questo bellissimo, a mio parere.

Kevin Costner, inoltre, è molto, molto bravo, riesce veramente a calarsi nei suoi ruoli con una naturalezza snervante. Qui se la cava benissimo, in un ruolo tanto complesso quanto bello. Però la sua parte che più mi ha fatto scompisciare è stata in "La Rapina", misconosciuto filmetto d'azione del 2001. Non un granché, però ricordo che mi piacque molto la sua interpretazione per l'ironia nera profusa.

In "Un mondo Perfetto" lavora inoltre lo stesso Eastwood nel ruolo di un texas ranger che dà la caccia al fuggiasco e al piccolo ostaggio. Molto commoventi le scene in cui Butch e il piccolo Phil scherzano e ridono, come se fossero padre e figlio. La colonna sonora è bella, ma non quanto quelle degli altri capolavori eastwoodiani.

Insomma, se volete emozionarvi, "Un mondo perfetto" fa al caso vostro. Veramente bello (voto: 9).

Con questo film ho finalmente concluso la visione dei grandi capolavori di Eastwood, che personalmente elenco in questo ordine:
  1. Gli Spietati (1991)
  2. Million Dollar Baby (2004)
  3. Mystic River (2003)
  4. Un mondo perfetto (1993)
Se vi interessa, ditemi: condividete?

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5.5.06

La lettura...



Purtroppo, non sono un accanito lettore quanto un appassionato cinefilo, per l'unico motivo che ho talmente tante cose da fare per sfogarmi quando la sera voglio "staccare la spina" che il libro, per me, non ha spazio. E' un vero peccato, soprattutto perché penso che il libro sia un modo straordinario per vivere un'avventua in prima persona.

Però in questo periodo sto leggendo un libro veramente bello: "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury. Ne avevo già parlato approposito di "Equlibrium", che lo cita a pieno diritto. Per il momento sto quasi a metà del romanzo, che è un intrigante thriller di fantascienza con connotazioni politico-psicologiche molto curate ed appassionanti. Un libro che fa riflettere, soprattutto per il nesso libro-intelligenza-libertà. Ieri sera ho letto un passo stupendo, in cui si spiegava la concezione della dittatura culturale che fa bruciare i libri per fermare i pensieri umani: "Qualcuno ha scritto un libro sul tabacco e il cancro ai polmoni? I fabbricanti e i fumatori di sigarette piagono? Alle fiamme il libro! Serenità, Montag. Pace, Montag" dice Beatty, il capo dei vigili del fuoco, all'eroe Guy Montag. Ho trovato il pensiero spaventosamente geniale: il male che annulla le emozioni stesse per tenere a bada gli uomini. Non pensare alle cose cattive, annullare le coscienze. E' spaventoso quanto Bradbury faccia capire bene un concetto come questo solamente da una simbolica battuta.

Spero veramente di riuscire a finire presto questo libro, perché è tremendamente intrigante il fatto che Bradbury, un autore vissuto in gioventù nella provincia campagnola del Midwest, possa aver dato vita ad un "incuno metropolitano" tanto visionario e tanto affascinante... che spettacolo, mi piace tantissimo.

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4.5.06

Flags of Our Fathers


Eastwood ritorna. Dopo due anni dal suo capolavoro melodrammatico, "Million Dollar Baby", uno dei film più belli degli ultimi dieci anni, Clint Eastwood torna a raccontarci storie e drammi personali. Stavolta, il paesaggio non è quello metropolitano di "Million Dollar Baby" e "Mystic River", né quello western e cupamente selvaggio de "Gli Spietati". Stavolta, Eastwood ritorna ai tempi di "Gunny" e racconta la guerra, narrando la vera storia della battaglia di Iwo Jima (1945) fra americani e giapponesi, per la conquista del Giappone.

Un film che si appresta ad essere strano, eastwoodiano, particolare: più che la mera operazione bellica, Eastwood racconterà il dramma di sei persona che, il giorno dell'ultimo scontro a Iwo Jima, issarono la bandiera a stelle e striscie su un'alta collina dell'isola. Non solo durante la massacrante battaglia, ma soprattutto dopo, quando i riflettori del patriottismo conservatore si spensero e i sei ragazzi furono lasciati a loro stessi, con un mortale dilemma: "Se io ce l'ho fatta e sono un eroe, allora gli altri, quelli che sono morti, che cosa sono?".

Il film si intitolerà "Flags of Our Fathers", "le bandiere dei padri". Il titolo è un trabocchetto: se, da un lato, il riferimento patriottico è palese, dall'altro si sappia che l'autore del romanzo da cui il film è tratto è il figlio di uno dei sei protagonisti del film. Che dire, grande Eastwood... già sà di crudo e antiretorico dramma bellico, e le prime immagini rimandano dritte a "Salvate il Soldato Ryan". Tra l'altro, Spielberg è il produttore esecutivo... non a caso... cast sconosciuto (il più noto è Adam Beach, già soldato impegnato nel Pacifico nell'orribile "Windtalkers" di John Woo), grande dispiego di forze ed un'ambiguità già palpabile a mesi dall'uscita rendono questo film estremamente interessante e affascinante... speriamo che non deluda (cosa impossibile...).

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La forza.

Non è mai facile quando muore una persona che conosci. Stavolta è ancora peggio.

Il sindaco non era solo il sindaco. Era il farmacista, era "il dottor Negri", era il paesano "doc", quello che tutti conoscevano.

Ma era anche il padre di un mio compagno di classe. Vito era mio compagno, l'anno scorso. Non siamo quello che si dice "amici del cuore", ma ci conosciamo bene. Vito è il figlio più piccolo del sindaco, il più colpito da quella morte così improvvisa quanto feroce e crudele. Non importa che il sindaco fosse di AN. Non importa il colore politico né tantomeno le chiacchiere di paese. Importa che ieri ho partecipato al più grande funerale che io, piccolo provincialotto mai partecipe ai grandi raduni istituzionali e civili, abbia mai visto. Il Duomo era gremito. La gente era in lacrime, soffriva come se gli fosse morto il padre o il marito, o il figlio. E non è retorica. I miei occhi, per quanto coperti dall'emozione, hanno visto lacrime sgorgare come fiumi in piena. Le mie orecchie, per quanto sorde per gli applausi e i discorsi, hanno sentito una tromba istituzionale suonare la marcia al lutto sbagliando per l'emozione. E poi sono entrati i tre figli di Enzo Negri, Vito, Massimo e Matteo. Io conosco solo Vito e il secondogenito, ma ieri ho imparato a conoscere bene anche Matteo. Molta è stata la forza profusa nel sostenere i fratelli più piccoli. Molto il coraggio infuso in Vito e Massimo. Nella tragedia c'è stata la forza, il coraggio della disperazione. Ieri ho abbracciato Vito e Massimo al centro della navata, prima di cominciare il calvario della salita sù al cimitero. Non ho detto nulla, me li sono stretti contro di me e ho sentito le lacrime colargli sulle guance. E il cuore mi s'é aperto comunque, anche se, dentro di me, avevo provato e riprovato le mie mosse, per non essere retorico, per tentare di non esplodere in lacrime fuori posto. Anche se conoscevo il signor Negri, anche se mi aveva consegnato personalmente il premio del Lions Club nel 2003, anche se quando mi incontrava mi accoglieva con un abbraccio, sarei falso se dicessi "Io lo conoscevo bene...". Anche perché rimpiango di non aver potuto conoscerlo così bene come altri braccianesi.

C'era tutta Bracciano che risaliva la via dal cimitero al Duomo. Sotto il sole infuocato, il classico clima estivo braccianese, un mare di persona seguivano il carro funebre in quello che retoricamente, è detto "l'ultimo viaggio". Camminando, il mio problema alla gamba e al braccio s'è fatto sentire. Potevo tornarmene a casa, al sicuro. No, non volevo farlo, ho continuato, anche se dentro avevo un vuoto e una malinconia tremenda, anche se dappertutto volevo trovarmi ma non lì. Poi la sepoltura, in mezzo a così tanta gente. A Vito e alla famiglia tutti i miei onori, perché io non ce l'avrei fatta a sostenere le condoglianze di amici, parenti, rappresentanze politiche e istituzionali. Onore a tutti, ieri da questo ho trovato gioia: dal fatto che è vero, di fronte alla morte, anche se così veloce e sconcertante, si trova il coraggio di andare avanti soltanto insieme. Quando Vito è entrato in chiesa con Massimo, il fratello primogenito li stringeva a sé, guidandoli verso la prova più difficile e traumatica. Eppure, sono riusciti a parlare davanti a tutta Bracciano, leggendo una lettera per il loro padre. Si sono fermati in un modo che non penso scorderò mai: "I tuoi cuccioli". Che bella la forza umana. Sono molto ottimista sull'essere umano, perché esso non molla mai. Ha dentro una forza ed un coraggio morali che viene fuori quando è alle strette. E' stato qualcosa di bellissimo, nel generale clima di tragedia. Lo ripeto: ai Negri i miei onori. Appena tutto sarà passato, giuro che li onorerò nel miglior modo che potrò. Se lo meritano. Mi hanno insegnato quanto l'amore può significare anche "forza".

Oggi sono triste, per tanti motivi. Non riesco a scrivere, non riesco a fare nulla, sto bene soltanto quando sto fuori casa. Forse, dovrei andarmene via, andarmene a fare una scampagnata, per lasciarmi alle spalle la tensione e la rabbia repressa di questo ultimo, dannatissimo mese. Saluto. Inchino. Addio, sindaco Negri. Grazie per l'affetto, è ricambiato su tutta la linea.


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2.5.06

Appassionati di horror con le idee annacquate.


Il contenuto di questo post potrà sembrare molto (troppo) critico verso le altrui opinioni. Eppure, si tratta solo di una riflessione personale.

Ieri sera ho finalmente visto "The Fog" di Carpenter e l'ho trovato un capolavoro del cinema horror anni '80, veramente. E' come se Carpenter avesse letto tutti i libri del grande Lovcraft e di Edgar Allan Poe e avesse tramutato tali suggestioni gotiche su pellicola. Ha intelligentemente utilizzato vari luoghi comuni e topoi della letteratura horror anglo-sassone, quali lo scenario di mare (tanto vicino alla Providence amata dal Solitario...), la nebbia, alcune figure quali il lupo di mare e, naturalmente, la nave fantasma (poi ripresa da "La Maledizione della prima luna"). Lo ha fatto donando però narrando la storia in modo estremamente "moderno", con alcuni momenti veramente ben fatti. Fascino horror dei più gotici...

Dando la mia opinione su Filmtv, ho però letto un contributo inquietante da parte di un altro utente: "Tanta nebbia, tanto gotico, ma nessuno schizzo di sangue: che horror è questo?". Sono rabbrividito. Come puoi giudicare un horror soltanto sulla quantità di sangue versato?? L'horror è sì violenza, sì scarico di tensioni e pulsioni, sì Argento, sì Romero, ma è anche mistero, fascino, suspence, atmosfera. Anche io posso mettermi lì e scrivere un racconto pieno di sgozzamenti e squarta-squarta, chiuderlo con un bel finale crudo dove tutti muoiono e dire "Ho scritto un horror estremo, sono un genio". E il mistero? E la suspence? E il fascino gotico? E, soprattutto, scusate, il colpo di genio? Tutti sono in grado di diventare Dario Argento o George Romero, ma non saranno mai Dario Argento o George Romero: gli manca il fascino, gli manca il tocco personale, manca la suspence, mancano le ombre, i sussurri, manca la paura.
Sarà che sono troppo purista, ma per me il racconto horror deve prima di tutto spaventare. E oggi come ieri non basta uno spruzzo di sangue per convincere i veri divoratori di horror (quelli che leggono King, Stoker, Poe e Lovecraft). Serve prenderli, serve stupirli.

Oggi, gli unici che riescono a farlo sono i giapponesi con i loro ottimi film ("The Ring" in testa) mentre altrove si va avanti con la logica "più violenza fisica c'è, più soldi si fanno". Per me va bene, ma se permettete l'horror è un'altra cosa.

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La storia sul mio computer.

Oggi ho ricevuto un regalo stupendo.

Immaginatevi voi di avere le colonne sonore dei seguenti film: "2001: Odissea nello spazio", "Blade Runner", "Ritorno al futuro", "Braveheart", "Il Gladiatore", "X-Files", "Ghostbuster" e molti altri... su un unico CD. E' quello che ho ricevuto da mia sorella quest'oggi. Che dire? Avere tante stupende colonne sonore su computer è qualcosa di emozionante già di per sé. E metteteci poi in conto le più belle canzoni di Enya, e le bellissime colonne sonore dei cartoni della "Walt Disney" ("Il Re Leone", "La bella e la Bestia", ma anche "Anastasia" della Fox). Che emozione ascoltare "Braveheart" sul tuo PC... una delle mie colonne sonore preferite. E io ce l'ho a disposizione 24 ore su 24.

Io poi sono un maniaco di colonne sonore, penso che il film, senza di esse, di qualsiasi fattura sia, anche se fosse un film di Kubrick, perderebbe il 60% del suo fascino. Prendete "Braveheart": è un gran bel film, ma non un capolavoro assoluto di visionarità o di arte cinematografica. Per me, allora, è senza dubbio quella struggente score con cornamusa e flauto ad elevare l'intera pellicola di capolavoro epico. Immaginatevi quanto meno darebbe senza...


Oggi, in verità, c'è poco da stare allegri, per infausti motivi tutti riguardanti Bracciano e i braccianesi. Domani giorno di lutto cittadino, penso proprio che non avrò il tempo di aggiornare il blog.

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1.5.06

Una giornata piena.

Ieri è stata una delle giornate più stressanti degli ultimi tempi, ma anche una delle più interessanti.

Finalmente, dopo tanti tentativi, il gruppo di D&D si è riunito, permettendoci di continuare l'avventura a Keremish dopo un mese di rinvii. Keremish è una cittadina posta sul mare, dall'aspetto mediovaleggiante-gotico, dove il mio personaggio, Azalorn, è arrivato assieme ad altri sei compagni d'avventure per indagare su una catena di omicidi seriali particolarmente cruenti e oscuri. Religioni diaboliche, complotti di corte, orde di non-morti, armi dark, personaggi e situazioni che vengono dritti-dritti da Edgar Allan Poe e L.H. Lovcraft (una frase di quest'ultimo rappresenta l'apertura del libro base per la campagna). Fin'ora, nonostante la mia inesperienza (è la prima volta che gioco a D&D in vita mia!), mi sono divertito, anche perché, nonostante il clima cupo, le battute dei miei compagni di gioco hanno creato perle di ironia nera, da antologia. Il guaio è che l'indagine va a rilento, perché per l'incarico affidatoci abbiamo solo tre giorni di tempo... ieri, quasi per caso, siamo riusciti a fare passi avanti molto importanti. Speriamo di continuare su questa strada.

Il mio primissimo gruppo di avventurieri è composto da tanti vecchi, vecchissimi amici: con alcuni ho fatto lo Scout assieme per anni (nei lupetti), con un altro giocavo a Warhammer ai bei tempi in cui potevo permettermelo, due sono miei ex-capi scout (fra cui il Master, Bigio) e uno è figlio di vecchi amici di famiglia che conosco da quando sono piccolo. Veramente un bell'ambiente di gioco, sono contento di giocare con gente che conosco così bene.

A proposito di dark, ieri sono riuscito a farmi prestare "The Fog" di John Carpenter da Bigio. Speriamo che non si arrabbi se gli chiedo altri film da qui alla fine dei tempi... ma sono certo di no.

Ieri sera, a cena fuori con gli amici, dalle otto e un quarto alle dieic e mezza... ero fiacco, ieri mattina mi sono svegliato alle 06:00!

Buon Primo Maggio a tutti, oggi a me tocca prima il pranzo con gli amici (di scuola) e poi ripasso per l'interrogazione di Storia che ho domani. Un'altra giornata piena... ma siamo a Maggio, fra un mese è finita e vaffanbene a tutto! Olé!

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