28.12.06

Progetti da portare assolutamente a termine.

Basta. E' ora che racconti al blog cosa covo da poco meno di un mese.

Stò lavorando ad un progetto che è troppo grande per me, troppo ambizioso, e che forse non riuscirò mai a pubblicare.

Sto lavorando ad un romanzo. Ma mica ad un romanzo del tipo "domani mi metto al computer e scrivo a getto". No, è un romanzo serio. Forse, il mio primo romanzo serio.

Il progetto è incredibilmente complesso. Dalla scorsa estate ho scritto quattro racconti noir, che delineano nel modo più preciso possibile i quattro protagonisti del romanzo che stò progettando con tanti problemi.

I quattro racconti sono pronti; ho dubbi seri solo a proposito di uno di questi, forse non mi è venuto bene, ma non importa: ormai il personaggio è creato. Questi quattro personaggi, protagonisti di storie completamente slegate fra loro, ambientate nelle città americane che più mi hanno colpito (attraverso i libri, i film, le canzoni...) , dovrebbero incontrarsi nel romanzo. Il mio primo romanzo "serio" pensato dall'inizio alla fine. E' un romanzo che sto "costruendo", sto cercando di fare come Micheal Mann nei suoi film: prima di scrivere la sceneggiatura, delinea attentamente i personaggi, gli organismi che prendono parte al film (polizia, banditi...) e poi, quando tutto è pronto, comincia a scrivere.

Ora, io ho fatto già un pò di lavoro (circa il 60%): ho delineato i miei eroi, ho trovato i contenuti che voglio inserire nel romanzo, ho attinto dalle fonti di ispirazione che volevo, ho creato un background "solido" (che aggiusterò nel corso del tempo) ed ho cominciato a buttare giù una cosa che forse il bravo romanziere non deve avere: una traccia, una bozza. Come la sceneggiatura di un film, un elenco veloce e quasi schematico di ciò che accadrà nella mia storia. Spero di finirla prima di Giugno (quasi certamente sarà così). Allora, dovrò solo decidere da "dove" iniziare (chi ha detto che si debba cominciare a comporre dall'inizio, che siamo, nell'800 e mi chiamo Manzoni?!). Avrò tutta l'estate per scrivere. E questa è la parte di cui sono "certo".

Ciò di cui sono assolutamente insicuro è se questa cosa "s'ha da fare". Ho diciassette anni, non ho pubblicato un cavolo (tranne "Eagle Creek", a cui sono incredibilmente grato) e gente come Camilleri o Faletti ha cominciato ad avere successo solo tardi, dopo tanta gavetta. Forse la gavetta è quella che dovrei fare io, scrivere racconti, solo racconti... ma questo romanzo sta diventando una fissazione per me. Ho scelto dei personaggi ispirati a film che mi hanno colpito troppo, e troppo forte. Storie che mi hanno fatto sentire "triste" e che voglio riprendere, "sistemare a modo mio". Mia madre diceva che lo facevo anche da piccolo: se un cartoon non mi piaceva o mi faceva piangere, io lo modificavo. Ecco, voglio fare esattamente la stessa cosa. In questo romanzo voglio spremere tutta la mia sensibilità, voglio parlare di ciò che mi fà male. Il tema che voglio trattare è duro: la morte di un proprio caro. La morte, o l'assenza, di una persona a cui vuoi bene, tanto bene. Io, grazie a Dio, non ho mai perso nessuno. Ma sono anche estremamente sensibile, appena vedo un film ("Schindler's List", "Mystic River", "Heat", o anche un filmetto come "Troppi Equivoci", che mi ha colpito troppo) che racconta la morte di un innocente, sia essa per un crimine, per un genocidio o ché altro, io voglio farmi investire e "combattere", "creare" le mie battaglie sull'onda emotiva in me scatenata. Sarò pazzo, sarò esagerato, ma dico io: se uno fà lo scrittore senza sognare, senza tentare di creare le proprie avventure, per quanto possano sembrare bizzarre o senza senso agli altri, allora, perché scrive? Io, almeno, la penso così.

In questo libro voglio essere "viscerale", voglio convogliare i piccoli trip mentali che mi scatenano le visioni di "Seven", "Collateral" o qualsiasi altro film. E come scrittore, voglio maneggiare la mia sensibilità per creare un'opera d'arte. Devo rischiare. Finché posso, io continuo. Poi, si vedrà.

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TERAPIA D'URTO

La quarta puntata di “Crimini” si rivela senza dubbio la più debole. Peccato, perché se al posto di Faletti ci fosse stato qualcun altro, allora l’Elba avrebbe potuto dare molto di più.

TRAMA Roberto è un ragazzo genovese con gravi disturbi e attacchi di panico. quando sua madre, morente, gli rivela di avere un fratello maggiore (Nicola) che è morto anni prima per una storiaccia di crimine sull’isola d’Elba, Roberto ne esce sconvolto, e parte immediatamente per l’isola. Qui intraprende delle indagini personali, accompagnato da Marina, la figlia del presunto assassino del fratello, morto suicida qualche ora dopo la morte del piccolo Nicola. La ragazza è da sempre convinta dell’innocenza del padre, ed infatti, indagando, si scopre una verità molto più difficile da capire…


CRITICA PERSONALE. Non c’è molto da dire. Punti di forza: l’Elba, la regia e gli attori. Punti deboli: Faletti, sceneggiatura. Io non ho mai letto neppure un romanzo del Falettone nazionale, nuova icona del thriller nostrano, e sono certo che mi piaceranno molto, perché quelli sono thriller psicologici. Faletti sarà bravo nel raccontare e delineare affreschi umani e psicologici molto forti, carichi di paure, angosce e di turbe mentali, ma in quanto alla crime-story classica fa un pasticcio tremendo. E questo perché, con i suoi giochi psicologici e le sue tematiche da “Silenzio degli Innocenti” non riesce affatto a coinvolgere lo spettatore nella storia di mafia, che pure poteva essere interessante e divertente. Ho trovato “Terapia d’Urto” un film con poco mordente, sospeso fra il noir/gangster movie e il thriller psicologico, che non riesce a trovare la propria strada. Non basta il talento della regista nel raccontare in modo efficace e appassionante il senso di isolamento che si respira sull’Elba nei mesi invernali, né le location evocative, per raccontare una storiaccia che dovrebbe raccontare, in teoria, la zona in cui è ambientata (il senso di “Crimini” è, in fondo, questo). Ne esce un film “inutile”, e fatico a capire cosa ci faccia assieme alle ottime storie noir di Camilleri, De Silva e Lucarelli incontrate sinora. Confuso, e molto. Peccato. Voto: 5.

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24.12.06

AUGURI!

21.12.06

RAPIDAMENTE su RaiDUe

RAPIDAMENTE

Il terzo episodio di “Crimini” è diretto da due dei più particolari registi sullo scenario italiano, i Manetti Bros, e tratto da un racconto del grande Carlo Lucarelli, con un cast eterogeneo ma di sicuro valore. Stavolta siamo a Bologna, città natale del papà de “L’ispettore Coliandro”, alle prese con un affaraccio di spie e killer...







TRAMA. Quattro protagonisti, personaggi simmetricamente collegati fra loro: Elisa, giovane ricercatrice chimica, Marco, buttafuori buono ma affetto da una tremenda emicrania (il personaggio migliore, secondo me), De Velos, un killer professionista tanto freddo quanto elegante ed educato, e la sua aiutante, la micidiale Vesna.

Quando De Velos e Vesna si mettono a cercare Elisa per costringerla ad alterare importanti ricerche scientifiche, la giovane e inesperta ragazza di buona famiglia è costretta a fuggire, e sul suo cammino si mette Marco, segretamente innamorato di lei, che tenta disperatamente di salvarla. Comincia così una caccia senza tregua, in luoghi veramente evocativi.

CRITICA PERSONALE: i Manetti bros e Lucarelli alla seconda collaborazione dopo il felice binomio di “Coliandro” regalano un divertente esempio di gangster-movie che, com’è tradizione, non manca di omaggiare i grandi film del genere. La regia dei Manetti conduce vorticosamente lo spettatore nella fuga (meno velocemente di quanto il titolo non dica), divertendo e concedendosi lampi di genio come le citazioni di “The Matrix”. Come sempre, la sceneggiatura di Lucarelli è molto buona e affascinante, scritta da chi di storiacce ne sa qualcosa. Un thriller/gangster avvolgente e appassionante, con un’interessante impostazione “fumettistica”: proprio quello che ti aspetteresti dai Manetti. Eppure, è proprio questa dimensione a fare di “Rapidamente” il meno riuscito rispetto ai tre prodotti andati finora in onda. Se da un lato il thrilling e la suspance non mancano, è anche vero che Tarantino e Rodriguez sono dietro l’angolo, e che la storia, tutto sommato, non gode della massima originalità. I personaggi sono ben delineati, ma alla fine rimangono “tipi da noir”, personaggi di un lungo cartoon in carne-ed-ossa. Un film alla Manetti, divertente, veloce, transgenere, con una buona sceneggiatura, ma che di certo non pretende di arrivare alle crude riflessioni sulla realtà oscura della quotidianità condotte da Camilleri e da De Silva. Da vedere, comunque. Voto: 7.

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14.12.06

IL COVO DI TERESA su Raidue


IL COVO DI TERESA

La serie di “Crimini” continua: dopo lo splendido episodio di Palermo (che mi ha conquistato, come spero si sia inteso), ci si sposta a Napoli, altra terra purtroppo lacerata da guerre di criminalità organizzata e da tragedie molto profonde. “Il Covo di Teresa” di Diego De Silva, con Lina Sastri (bravissima) e una sorpresa molto gradita: un bravo Pietro Taricone (non me ne vogliate…).

TRAMA: Marco Portosalvo è un giovane rapinatore napoletano, che respira ogni giorno la violenta aria della città partenopea sconvolta da omicidi e criminalità.

Allo stesso modo, Teresa è una anziana signora che vive sotto Marco, e che tenta di seguire la sua strada senza dar fastidio a nessuno.

Per ultimo, Mario Zonin, di Alessandria, è appena arrivato in città come carabiniere ausiliario; in questa città è morto il nonno, anch’egli carabiniere, deceduto in uno scontro a fuoco.

Un giorno come un altro, Marco entra in un ufficio postale con la sua banda per tentare un colpo. Un ex-carabiniere in pensione viene ferito gravemente, e i banditi scappano. È allora che Marco cerca riparo dalla signora Teresa, che lo ospita in casa sua per cinque lunghissimi giorni. Intanto, il carabiniere ferito muore, e Mario, assieme a tutta la sua caserma (sono tutti incazzati neri…) si lancia in una caccia senza tregua ai responsabili della rapita.

CRITICA PERSONALE: altro gioiellino, non c’è che dire. Mentre in “Troppi Equivoci” la tensione morale faceva l’80% del lavoro, definendo così il film come un noir esistenziale crudo e perfetto, “Il Covo di Teresa” si rivela essere un thriller serrato, con una sceneggiatura di ferro e affascinante: nelle vie della sempre stupenda Napoli, carabinieri e delinquenti intessono una caccia all’uomo senza tregua. Le strade, le piazze, persino gli appartamenti negli edifici, persino la metropolitana, diventano affascinante campo di battaglia. La telecamera indugia sulla situazione critica in cui Napoli verte tutt’ora: criminalità nascosta ma impelagante, omertà, sistemi di sicurezza all’avanguardia (anch’essi nascosti nella moltitudine di anime). Al centro, la splendida storia di un ragazzo con una donna che potrebbe essere sua madre, e al contempo di un carabiniere che cerca giustizia per un parente che gli è stato portato via. Una tensione che divampa per tutto il film, sino al confronto finale, mentre la regia, sicura come non ci si aspetta da un film tv, mostra la tragedia di un sistema sociale succube della criminalità e di una mentalità che non lascia scampo a dubbi. Un ritratto di Napoli eccezionale, bello, coinvolgente. Più teorico rispetto a Camilleri, ma al tempo stesso ancor più complesso e perfetto nella dinamica narrativa. Bellissimo. Voto: 8.

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7.12.06

TROPPI EQUIVOCI su Rai Due.

E’ bello vedere che, a poca distanze dal fortunato esperimento di “Coliandro”, Raidue sia tornata sulla strada del giallo/noir all’italiana così in fretta. Ieri sera, infatti, è cominciata la serie di “Crimini”, nuovo prodotto televisivo prodotto dalla Rai assieme alla Rodeo Drive Production. Una serie di film per la TV composta da singoli film, singole storie che si pongono l’interessante obbiettivo di raccontare varie località dell’Italia di oggi attraverso storie di poliziotti, omicidi e spie. Ogni racconto è tratto dal racconto di un grande esponente della letteratura poliziesca nostrana (Camilleri, Lucarelli e Faletti per citare i più importanti). E dunque, partiamo con la prima storia, “Troppi equivoci”, scritta da Andrea Camilleri, con Beppe Fiorello (bravino, non c’è che dire) e Antonio Catanìa.

TRAMA: Catania, Sicilia. Bruno Costa è un bravo ragazzo, che fa l’idraulico per guadagnarsi da vivere. Un giorno, uno dei tanti giorni della sua odiata vita lavorativa, si reca a causa di una cliente, Anna Zanchi, per ripararle un guasto. Colpo di fulmine: Anna è una bellissima e colta traduttrice toscana che ha in comune con Bruno la passione per la letteratura. I due si amano fin da subito, e molto. Una sera Bruno porta Anna sul mare, a cena fuori, e lì un cameriere comincia a chiamare un certo signor “Bruno Zanchi” (nome di Bruno+cognome di Anna). Un po’ perché brillo, un po’ perché felice, Bruno risponde al telefono con fare scherzoso. La minacciosa voce dell’interlocutore è solo un prologo alla terribile storia di omicidi che quella telefonata innescherà. Infatti, la mattina dopo, mentre Bruno è a lavorare, un sicario della mafia entra a casa di Anna, la tortura per farsi dare informazioni e poi la ammazza. Bruno, affranto dalla perdita della sua donna, intraprende una caccia agli assassini, scatenando una guerra contro la mafia epica e crudele.

CRITICA PERSONALE Ora, a mio parere, “Troppi Equivoci” è un piccolo capolavoro. La sceneggiatura di ferro tratta da Camilleri è una splendida riflessione sul destino e sugli equivoci: se Bruno non avesse risposto con fare ironico a quella telefonata, probabilmente Anna non sarebbe mai morta. E Anna la si rimpiange: è un personaggio ben caratterizzato, una toscana colta e di buona famiglia, tenera, a cui ci si affeziona senza problemi. “Troppi Equivoci” innesta la sua tensione poliziesca sulla storia d’amore andata in frantumi così tragicamente, creando un’atmosfera di disperazione, rabbia e paura degna del miglior Micheal Mann (che è sempre punto di riferimento). Infatti, si possono rivelare, negli intenti degli autori, alcuni influssi di “Collateral”: il destino che si prende gioco degli uomini, il desiderio di riscatto/vendetta/giustizia e, soprattutto, del desiderio di riscatto. In questa storiaccia di mafia, gangster, sicari e amori spezzati, si incontra la splendida poetica “neoclassica” di Camilleri, che riprende suggestioni e temi anche dalla mitologia classica. La regia è puntuale e appassionante, regala buone scene d’azione e molte sequenze appassionanti. Dialoghi molto buoni, colonna sonora straordinaria. Mi sono pentito di non aver usato il registratore… voto: 8.

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2.12.06

"Storie Macabre" di Gaston Leroux


E dopo aver letto il mio primo Stephen King, metto le mani su una serie di racconti horror/Grand Guignol dall'autore di Gaston Leroux, autore del celeberrimo "Il fantasma dell'Opera". La raccolta che ho letto si intitola "Storie macabre" e contiene sei storie dell'orrore.

Sono racconti agghiaccianti, che spaventano grazie al talento visionario dell'autore, che è riuscito a infondere nel mio fragile cuoricino paura, tristezza e tanta angoscia. Non tanto perché usasse tecniche particolari, quanto per il contenuto delle storie, che narrano di fatti di sangue, patti col demonio, decapitazioni, locande disperse fra le alpi (il racconto più triste e pauroso secondo me, agghiacciante). Sono spruzzi di macabro senso della tragedia assolutamente geniali e prorompenti, ed anche se i racconti sono della fine dell'800, riescono a inquietare ancora oggi. E dunque, ecco i miei voti:

  1. Una storia terribile: 8
  2. Il mistero dei quattro mariti: 7
  3. La Locanda del Terrore: 9
  4. La donna con il collare di velluto: 8
  5. Scritto in lettere di fuoco: 7
  6. Il Museo delle Cere: 6 (è, effettivamente, molto deludente).
Devo dire che la cosa che mi ha colpito è stata anche la sensibilità e la capacità di Leroux di rendere queste storie veramente drammatiche. Soprattutto alcune mi hanno colpito per i ritratti umani delle "vittime predestinate", tanto da ispirare la mia fantasia di scrittore!

Oggi ho invece visto "United 93" di Paul Greenglass (bellissimo) e ho rivisto a scuola "Million Dollar Baby". Ho comprato "Il Mistero di Sleepy Hollow" di Burton una settimana fà: non poteva mancare ancora per molto fra i DVD della mia collezione!

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