17.12.07

Notizione Manniane

Michael Mann torna, e lo fa con stile.
DOpo un anno dall'uscita di "Miami Vice" (che rimane un bel film, anche se molto discutibile), il miglior regista noir mai esistito annuncia (lo scorso 5 Dicembre) il suo nuovo film: "Public Enemy", biografia del famosissimo gangster John Dillinger, attivo nella Chicago degli anni '20.
Il film, le cui riprese partiranno a Marzo 2008, sarà nelle sale nel 2009.
Prima di dire la vera chicca del film (sigh!) una considerazione è d'obbligo: tante sono le voci di nuovi progetti del buon Michael: un nuovo noir sui trafficanti di droga, con Daniel Day-Lewis, il da me attesissimo "The Few", warmovie che lo riunirà a Tom Cruise dopo l'ottima esperienza di "Collateral". Devo dire che quindi la notizia di questo nuovo film è arrivata come un fulmine a ciel sereno.
Ebbene, la cosa che più sconvolge è che a interpretare John Dillinger sarà lui:


E il mio commento fu: Minchia, Mann... che sorpresa.
Su IMDB la notizia è confermata... e c'è chi parla di una partecipazione di Robert De Niro.
Manniani e Deppiani di tutto il mondo... questa si che è una notizia...

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1.12.07

Voglia di noir (italiano).


Diario dell'ultima settimana.
Venerdì scorso: a Roma trovo "Crimini", il libro id racconti, e lo compro al volo. Assieme ci rimedio anche una delle puntate del serial, in DVD, quella di Camilleri che ho tanto stimato.
Venerdì è anche il giorno che fanno, su Raidue, un altro gran bel poliziesco per la TV: "Nebbie e Delitti", con quell'ambiguo essere chiamato Luca Barbareschi (che, seppur discutibile, è un bravo attore).
Inizio a leggere il libro. Finora, due considerazione:
  1. Alcuni film della serie mi sono piaciuti più dei racconti da cui sono stati tratti!
  2. Bisogna considerare che non tutti i racconti sono stati poi trasposti in film. Ad esempio, nella raccolta non ci sono né "Rapidamente" "Terapia d'Urto", rispettivamente di Lucarelli e Faletti, ma due storie completamente di rimpiazzo (quella di Faletti è orrenda).
Ora, questi due punti dovrebbero far intendere che i racconti non mi sono piaciuti. E invece no; il libro è bello, alcuni racconti, seppur diversi dai film, sono molto belli (tranne quello di De Silva: il film è veramente molto più bello).

Ancora: ho rivisto "Romanzo Criminale" di Placido e devo dire che l'idea che sia il miglior film noir italiano mai realizzato non riesce a uscirmi dal cervello. Ragà, non sarà COppola, non sarà Scorsese, ma c'ha ritmo ed è scritto veramente benissimo.

Ora, secondo me, qui ci troviamo davanti un intero popolo di cultori del noir che parlano italiano, e che sono arrivati ad usare linguaggi e tecniche veramente all'avanguardia. C'è tanta gente, in rete, che adora Camilleri, Lucarelli, Carlotto, Dazieri (bellissimi i racconti di questi due!), ma anche che segue le avventure del commissario Soneri su Raidue. E' bello vedere che tutti, pur criticando le imperfezioni, sono arrivati ad un dato di fatto: abbiamo una cultura di genere, ben evoluta, ben inserita nel contesto culturale italiano, con esponenti di un certo calibro (Camilleri è Camilleri, lo conoscono anche in America). Cioé, non siamo più ai tempi di "Alex l'Ariete", de "La Piovra" e di "Ultimo": abbiamo finalmente il noir, abbiamo finalmente uno strumento letterario "intelligente" per parlare e analizzare la realtà che ci circonda. Certo, anche io devo dire che ancora molte cose devono essere messe a punto: gradirei che nei racconti noir ci fosse sempre più morale e sempre meno moralismo, che molti registi lavorassero di più sullo stile così da arrivare a fare fiction TV che siano all'altezza degli standard esteri, o che gli sceneggiatori eliminassero qualche ingenuità di troppo. Tutto questo, pur continuando sulla grande strada del "noir mediterraneo". Sì, perché il nostro mica è noir all'americana. Eh, no. Lì c'è Humphrey Bogart con la sigaretta in bocca, solitario e mezzo alcolizzato. Qui in Italia abbiamo i cavalieri solitari, uomini comuni che si ergono soli contro le difficoltà della vita e che, quasi sempre, ci rimettono molto. E' una differenza non da poco. Secondo me è una bella differenza, nel senso che, da quello che ho potuto vedere e leggere, abbiamo sviluppato anche noi una sensibilità stilistica veramente interessante. Il lavoro da fare è tanto, ma secondo me quei "Coliandro" e quei "Crimini" sono un buon inizio.

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