14.6.08

E VENNE IL GIORNO - M. Night Shyamalan

Sugli Stati Uniti incombe ancora una volta la minaccia di presunti terroristi e le masse cominciano di nuovo a scappare dalle città e a rifugiarsi in campagna, in una nuova epopea che ha poco di epico e tanto di drammatico. Il pericolo è infernale: un’ondata di suicidi collettivi comincia scatenarsi sul territorio nazionale. Il buon Elliot, professore e marito tormentato, fugge con la moglie e la figlia del suo migliore amico ed affronta un mondo ancora una volta devastato dall’orrore del dopo-11 settembre. Sembra di vedere “La Guerra dei Mondi” di Spielberg, ma con un puntino in più di pessimismo: stavolta Shyamalan non scherza in quanto a gusto horror, la violenza è talmente tanta da appesantire quello che è si un film autoriale, ma che dovrebbe attirare molte persone nei cinema… sarà poi perché il suicidio è per me un atto atroce (non solo moralmente, quanto proprio fisicamente) da vedere, ma sinceramente tutta quella morte voluta mi ha disgustato. Non dico che non fosse negli intenti di Shyamalan utilizzare quel disgusto come mezzo comunicativo, ma ci sono altri autori che lo hanno fatto senza mettere su il museo degli orrori (vedi Cuaròn nel suo “I figli degli Uomini”). Senza contare che la sceneggiatura sembra veramente riciclare molte idee di altri film: lo stesso “La Guerra dei Mondi” proponeva già la digressione finale nella casa dispersa nelle campagne; sembra incredibile che Shyamalan lo abbia ripreso in modo così pedante. Come se non bastasse, le modalità con cui si propaga questa morte, una volontà di morire cieca e assoluta, ma che lascia evidentemente alle vittime il tempo di pensare ai modi più spettacolari per farla finita (ce n’è per tutti i gusti: dal frontale volontario alle file di boscaioli impiccati agli alberi dove stavano lavorando), fanno più di una volta sorgere il sorriso sulla bocca (la scena della vecchia che sbatte la testa contro le finestre ripetutamente è francamente imbarazzante). Non voglio condannare il film all’oblio, perché si deve ammettere che il plot narrativo ha il suo buon fascino e che i trailer non sono riusciti a svelarlo permettendoci un certo margine di sorpresa; solo, mi sembra che poi Shyamalan non riesca a colpire bene: dopo tanta violenza, l’ennesima riflessione sull’amore e sulla tranquillità familiare come mezzo per salvare il mondo dalla catastrofe. Sinceramente questo ce l’aveva già detto in “The Village”, ma anche già nel “Sesto Senso” e in “Sinqs”. Ciliegina sulla torta sono le ingenuità che accompagnano alcuni passaggi narrativi: si pensi alla scena in cui il treno si ferma in mezzo al nulla e magicamente tutti i passeggeri provenienti da New York trovano un veicolo per scappare… ma dai, stiamo scherzando? E vogliamo parlare dell’epilogo? Puf, e tutto finisce… per poi ricominciare proprio quando sembra che si possa essere un po’ speranzosi. Secondo me un certo regista/sceneggiatore dopo i fasti e i trionfi di “The Village” e “Il Sesto Senso” non sapeva più che pesci piglià… senza dubbio sono triste per lui, ma per favore, ci risparmi questa roba…

Voto di Fabio: sufficiente.

Etichette: ,

17.12.07

Notizione Manniane

Michael Mann torna, e lo fa con stile.
DOpo un anno dall'uscita di "Miami Vice" (che rimane un bel film, anche se molto discutibile), il miglior regista noir mai esistito annuncia (lo scorso 5 Dicembre) il suo nuovo film: "Public Enemy", biografia del famosissimo gangster John Dillinger, attivo nella Chicago degli anni '20.
Il film, le cui riprese partiranno a Marzo 2008, sarà nelle sale nel 2009.
Prima di dire la vera chicca del film (sigh!) una considerazione è d'obbligo: tante sono le voci di nuovi progetti del buon Michael: un nuovo noir sui trafficanti di droga, con Daniel Day-Lewis, il da me attesissimo "The Few", warmovie che lo riunirà a Tom Cruise dopo l'ottima esperienza di "Collateral". Devo dire che quindi la notizia di questo nuovo film è arrivata come un fulmine a ciel sereno.
Ebbene, la cosa che più sconvolge è che a interpretare John Dillinger sarà lui:


E il mio commento fu: Minchia, Mann... che sorpresa.
Su IMDB la notizia è confermata... e c'è chi parla di una partecipazione di Robert De Niro.
Manniani e Deppiani di tutto il mondo... questa si che è una notizia...

Etichette: ,

2.9.07

I miei polizieschi/noir preferiti

Ho deciso di stillare una serie di liste definitive sui miei film preferiti, per genere, come dico io. Comincio con poliziesco/noir.

1)












di Michael Mann.


Perché: il noir come genere "Moderno", stilizzato, "futurista", "anomalo", allegorico. Potente e propenso alla perfezione, il film di Mann è una corsa contro il tempo che pompa davvero adrenalina...



Scena cloue: difficile scegliere. Probabilmente, l'apparizione fantasmagorica del coyote davanti al taxi, sulle note di "Shadow on the Sun" degli Audioslave.

2)











Di Martin Scorsese

Perché: è il gangster-movie di Scorsese legato all'action-movie: pessimismo, allegoria e ironia macabra perfettamente bilanciati; sceneggiatura divina, regia e montaggio fantastici. Colonna sonora fantastica. Non ho visto molti film di Martin Scorsese, ma questo noir è fenomenale a prescindere.


Scena cloue: La scena dell'ascensore, alla fine... ma anche qui, la scelta mi è difficile. Tanti i momenti memorabili.

3)










di Michael Mann.


Perché: è il poliziesco anni '70 spostato avanti di due decenni, sia ideologicamente, sia tecnicamente. I toni sono quelli della tragedia (e questo fa molto "noir d'autore"), la tecnica è quella di un profeta di nome Mann: grandi riprese, eccellente fotografia. Attori mostruosi.
Scena cloue: il confronto fra De Niro e Pacino al ristorante sull'autostrada, e tutta la sparatoria alla banca... puro far west...

4)










Di Johnatan Demme


Perché: sì, lo so. "Il Silenzio degli Innocenti" è un horror/thriller. Ma la battaglia che Clarice combatte contro Buffalo Bill e contro il dottor Lecter, è soprattutto una sfida contro le sue paure. E' la storia di una detective alle prese con il Male fatto persona. Per me è noir...

La scena clue: gli incontri con Lecter al manicomio, la fuga di Hannibaldalla prigione , lo scontro finale al buio.

5)












di Quentin Tarantino
Perché: perché è pop, ragazzi... è scatenato, irriverente, macabro, tremendamente divertente. E destruttura (prendendolo in giro) un intero genere filmico. Bello anche "Le Iene".

Scena cloue: il twist fra Travolta e la Thurmann... ma è solo una delle tante.


6)











Di Clint Eastwood


Perché: molti lo associano (non a torto) a un dramma. E' vero, è più dramma che noir, ma è bella l'atmosfera dei sobborghi di Boston, che fa molto "crime story". E poi c'è da dire che è uno dei film in cui la polizia è rappresentata meglio... non so perché, ma l'indagine poliziesca, in questo film, mi piace.
Clue: che domande! Sean Penn che sbraita, trattenuto, davanti all'entrata del parco!
7)










Di Bryan Singer
Perché: una sceneggiatura assolutamente formidabile. Solo per questo (e, credetemi, non è poco se si sta parlando de "I soliti sospetti"). Ottimo anche il cast.

Scena clue: il finale...

8)









di David Fintcher
Perché: poliziesco crudo e violento, le cui atmosfere e scenari ricordano tanto quelli descritti da Ellroy nei suoi romanzi. Un film assolutamente sconvolgente, una spanna sopra ogni imitazione modaiola: per "Seven" si può piangere.

Scena clue: il finale, anche qui...




9)










Di Sir Alfred Hitchcock

Perché: è il rappresentante più illustre del thriller di Hitch. Nel film, la normalità quotidiana cela un mondo oscuro e spaventoso... e la suspance prende a galoppare...

Scena cloue: la doccia.

10)







DI Shawn Ryan


Perché: perché è la serie poliziesca più tosta e più intelligente di sempre... vade retro a moralismi facili o a eroi tutto "muscoli e niente sentimenti": fate largo a Vic Mackey!

Etichette: , ,

19.7.07

PAZZIA? QUESTA è SPARTA!!

L'ho visto. Ho sfogliato la Graphic Novel.
E dico: le critiche fatte hanno un senso, caspita, certe cose sò veramente discutibili.
Ma diavolo... che bel film, che grande omaggio alla Libertà, ragazzi...

Voto: 7 e mezzo.

Etichette: ,

31.5.07

"Pirati 3" o "Trattato sull'intreccio e la sceneggiatura"


Ed anche un'altra trilogia si conclude... confermando una gran brutta impressione: che Hollywood, a parte qualche bravo regista di genere, si sia trasformata in una vera meba... "Pirati dei Caraibi: Ai Confini del Mondo" è l'esempio di come buttare alle ortiche il racconto per esigente commerciali, ovvero di come poter ampliare una storia che di per sé stava in piedi (quella dell'episodio uno) solo per fare soldi. Devo dire che "La Maledizione del Forziere Fantasma" (che certo non è un capolavoro) avev un bell'intreccio, carico di suspance e di contorni epici. Ma aveva anche delle gravi esitazioni, una struttura esile, e lo spettatore doveva chiudere più di un occhio e fare più di uno sforzo d'immaginazione per apprezzare appieno la sceneggiatura del film. Almeno, aveva buone premesse perché il terzo episodio apparisse più robusto e pieno di dettagli. E invece, anche il terzo episodio ripropone le solite avventure "pé li sette mari" ritardando l'inevitabile scontro finale in modo a dir poco azzardato. Non parliamo poi dei mille nomi e strani arcani che si sono tirati in ballo per tentare di tenere in piedi il baraccone! Storie sentite e risentite... ad essere sincero, io andando a vedere il film, date le (strabenedette...) premesse, pensavo di ritrovarmi davanti ad una struttura alla "Il Ritorno dello Jedi" , in cui il 70% è occupata da una battaglia finale che non fà altro che fungere da completamento all'epopea. Ed invece... no! I punti sono questi:

1)La sceneggiatura deve essere costruita. Quando ti metti a scrivere qualsiasi tipo di film/racconto, ed in particolare se si tratta di una saga, la trama, l'intreccio, devono avere un senso logico, devono stimolare alla visione e servire ciò di cui "la storia ha bisogno". Qui, invece, ci sono solo gag unite da una "storia" superflua e rivista (oltretutto il finale suona come "già visto").
2)Come ha detto qualcuno su "Rambo" (ma chi sarà mai?!), "se una saga non ha più nulla da dire, taccia". Oppure, aggiungerei io, se ha qualcosa da dire, dato che sui Pirati non s'è mai detto poi molto, lo faccia con un pò d'intelligenza...

P.S. a proposito di sceneggiatura e intreccio: "Pitch Black" e "Collateral" (e altri, che ora non mi vengono in mente...).

P.P.S. la scuola sta finendo!! Tanto tempo per scrivere, giocare, andare in kajak (oddio, con questo tempo...). Speriamo bé!

Etichette: ,

16.5.07

Cosa succede ultimamente...



Ho finalmente comprato "MGS2" (che sto sfinendo giorno dopo giorno: presi gli oggetti speciali!) e presto mi arriva MGS3.
Brutto non poter andare al cinema a vedere "Spiderman 3", anche se non deve essere un granché... pazienza, esiste il videonoleggio!
Ho comprato anche "The Departed", "Lawrence D'Arabia" e "Blade RUnner" in DVD. A chiunque venisse voglia di comprare il film di Scott una precisazione è dovuta: quest'edizione è diversa da quella storica, cambia il finale e cambia di conseguenza tutta la teoria del film originale! Il ché può piacere e non può piacere (a me il film è gustato, ma quello dell'82 era un'altra cosa...). Per una volta bisogna dire che la colpa non è della major, anzi: la versione in DVD di "Blade Runner" è un director's cut di Scott, che non include neppure la voce narrante di Ford. Cose da pazzi, soprattutto sapendo che il film che tutti amiamo era montato senza il tocco e la supervisione del regista, ed era anzi un prodotto della casa di produzione!! Cose da pazzi!! Perciò, attenzione perché la delusione è dietro l'angolo.


A parte ciò, che dire? Fra "Family Day", agitazioni, folli attentati a bus, padani in pieno Mediterraneo, il mio pseudoromanzo prosegue, ho un racconto in cantiere, un paio di sceneggiature. A proposito, faccio pubblicità ad un mio compagno di classe, Walter, che con un racconto ha vinto per la 2° volta consecutiva il concorso di scrittura del mio liceo (battendomi...). Bravo Walter!!
La scuola finisce il 9 Giugno e io mi sono rotto le scatole.

P.S. segnalazioni per voi fortunati che potete: non perdetevi "Grindhouse" di Tarantino e "Zodiac" di Fincher. Non dico che meritino a tutti i costi, ma tentare, di fronte ai maestri, è dovuto.
A proposito, il "Dracula" all'inizio l'ho inserito solo perché mi andava, non c'è alcuna ragione perché vi sia... era per dare "colore" al post.

Etichette: , , ,

5.5.07

RAMBO IV


Rimaniamo in tema di soldatoni eroici, e spostiamo di poco il tiro: da Snake, passiamo a John Rambo.

E' in preparazione il quarto episodio della saga del leggendario (nel bene e nel male) reduce del Vietnam diventato di colpo il soldato più letale del cinema d'azione americano. Rambo tornerà nel 2008 in un nuovo film, diretto dallo stesso Stallone, ambientato in Sudamerica. Dovrà guidare una truppa di mercenari a salvare un gruppo di medici umanitari rapiti da guerriglieri terzomondisti pericolossissimi... accidenti, che originalità!

Vabbé, passiamo oltre. Dicono che questo "Rambo" dovrebbe essere bello quanto il primo. Il "perché" è semplice: dicono che Stallone voglia esplorare quel lato "oscuro" del personaggio che aveva determinato il successo del primo film, quando John non era altro che un reduce disperato che da rifiuto della società diventava macchina da guerra assassina. Proprio questo plot, ossia che il primo "Rambo" contrapponesse polizia con un avanzo di galera super-addestrato era il cuore del film: "Rambo", sotto la superficie da action, parlava ancora una volta del Vietnam e di migliaia di ragazzi morti e dimenticati a causa della guerra. DUnque era anche un bell'esempio di cinema "disagiato", oltre che un buon film d'avventura. Tralasciamo poi "Rambo 2" e "Rambo 3": sono le ennesime speculazioni su un ottimo prodotto, che Hollywood ci propina spesso, ahimé. Speriamo che questo quarto episodio riesca a risolvere qualcosa...

Etichette:

18.3.07

La crisi della cultura popolare.

Ieri mattina sono andato in gita con la scuola, a vedere quello che mi avevano accennato essere un "concerto multimediale", e che si è rivelato uno splendido spettacolo che aveva per tema il collegamento fra cinema, computer grafica e musica.

Durante l'incontro si è parlato ampiamente di "The Matrix" dei Wachowsky Brothers (film a cui sono particolarmente devoto) e di Stanley Kubrick: a metà dell'incontro, costituito da una serie di spezzoni, da un gruppo rock che suonava in diretta le canzoni legate ad alcuni famosi film (anche i Pink Floyd!!) e da una voce narrante che personalmente ho apprezzato per completezza e profondità, ero assolutamente estasiato. Ho pensato che finalmente la scuola non si preoccupa più solo della cultura "aurea", "antica", ma anche della cultura popolare, quella che tanto mi piace, importante quanto quella costituita dalla grande letteratura e dalla grande arte. Per me cultura "aurea" e cultura "pop" DEVONO coesistere, la cultura non può cristallizzarsi, la cultura và avanti, si evolve, e se due secoli fa Wagner o Beethoven erano cultura, allora oggi anche i "Pink Floyd" o gli "Aerosmith" lo sono. La cultura va a avanti, racconta i sentimenti del popolo nell'età contemporanea; per questo non possiamo, ad esempio catalogare tutto il rock come negativo perché non conforme al metodo di Wagner, Chopin o Mozart (come invece fà la maggioranza della classe intellettuale italiana...)!

Purtroppo oggi in Italia accadono due fenomeni in merito alla cultura pop. Due esempi dall'incontro di ieri, uno per ognuna delle cagioni che non permette l'espressione della nostra cultura:

1)Ieri eravamo sei classi, alcune del Liceo e altre dell'istituto di Ragioneria di Bracciano. Ora, gli stessi giovani che vanno in giro a dire che la musica rock e pop è uno sballo, che è un importante strumento di comunicazione, davanti a "The Wall" dei "Pink Floyd", suonata tra l'altro DA DIO, sono rimasti assolutamente imperturbabili, prendendo anzi in giro quella che ritengono "musicaccia". E quando hanno fatto vedere "Matrix" e "Braveheart", si sono messi a riderci sopra. Questo è indice che la mia generazione non vuole la libertà d'espressione attraverso i media del terzo millennio, non gli basta più: vuole l'assoluta mediocrità, l'assoluta assenza di riferimenti culturali in nome del divertimento totale.

2)D'altro canto, segnalo che un mio caro amico, che è cresciuto nell'ambiente della musica "colta" (suona il violino), durante l'esecuzione di brani alla base della cultura musicale degli ultimi trent'anni, ha apertamente fischiato e snobbato tutto ciò che era "nuovo" rispetto ai classici come Beethoven o Mozart, dichiarando: "Questa non è cultura, è monnezza", dimostrando così quella cristallizzazione della cultura colta di cui accennavo prima.

Concludendo, con i due esempi vorrei dimostrare come diventa sempre più difficile oggi fare cultura popolare. Fare cultura popolare, oltretutto, è l'unico modo che le generazioni future hanno per dimostrare i propri ideali, i propri disagi e le proprie paure. Questo sacrosanto diritto è calpestato da coloro che vanno ancora in giro a dire che "thriller e horror sono generi "impuri", che la musica leggera dovrebbe essere soppressa, che il cinema del terzo millennio è solo "un ammasso di effetti speciali". QUesta gente dimentica che se tutto ciò che attaccano potrà anche essere a volte un ammasso di imput senza senso (come sembra guardando un film di Michael Bay, direi), per una restante percentuale è l'unico modo che registi, scrittori e musicisti hanno per raccontare disagi e paure di questo nostro povero mondo. E poi ci lamentiamo perché in Italia non abbiamo un cinema di genere...

Etichette: , , ,

26.2.07

Oscar 2007: BIG MARTIN!!


Quanto mi sento bene... finalmente ce l'ha fatta. Ha vinto il suo primo Oscar dopo tanti capolavori estremi, appassionanti e poco capiti. Bellissima la scena di Spielberg, Lucas e Coppola che consegnano la statuetta a Scorsese sul palco del Kodak, mentre Leo e Matt applaudono e Jack sghignazza sulla poltrona con l'aria sadica... per un film epico, una premiazione epica.

Ma ancor più bello è stato vede Clint Eastwood dare il premio a quello che fu l'ispiratore stesso di Leone. Sì, perché il film di Sergio Leone funzionava così: lo sceneggiatore scriveva, il regista approvava e poi dava lo script a Morricone. Il BIG lo leggeva, e scriveva la colonna sonora. Poi veniva fatta ascoltare a palla sul set a Eastwood, Van Cleef, Volonté... che venivano "ispirati" dalle note di Ennio Morricone. Ecco perché un pò mi sono commosso quando ho visto chi ha consegnato l'Oscar. E poi per me "Sergio Leone" è sinonimo di "Clint Eastwood": sua era la faccia impressa sulla locandina de "Il Buono il Brutto e il Cattivo" e "Per qualche dollaro in più". Ah, momenti di gloria...

Insomma, queste due scene ripagano una serata che altrimenti rischiava di diventare veramente scontata e patetica, ed anche un bel pò irritante. Penso al fatto che ogni premiazione fosse già data per scontata (anche quella per il capolavoro di Scorsese). E poi, come non incazzarsi per lo scherzetto, tipicamente cinematografico (fatto apposta per far chiacchierare) al povero Al Gore, per motivazioni politiche, oltretutto! Insomma, contento sono contento, ma l'effetto noia ha ormai preso il sopravvento. Da anni: basta col glamour!!

Etichette:

20.2.07

L'Oscar s'avvicina...


Oscar: nome leggendario, tanto rispettato quanto sbeffeggiato (forse non a torto).
Statuetta d'oro, ambita e desiderata da quasi tutti i grandi del cinema Occidentale... si può dire che oggi qualsiasi regista che non abbia mai ricevuto un premio dell'Academy Award sia considerato un pò meno di quel che vale. Sì, perché l'Oscar è sinonimo di "glamour", e dato che il cinema occidentale è (purtroppo) incentrato sul glamour, il valore dei film non viene giudicato dal loro vero significato artistico (perché io personalmente considero il cinema un'arte, come la letteratura, la pittura, la danza, la musica... che differenza c'è fra Picasso e Kubrick? Fra Dante e Coppola? Nessuno, per me). Questa "invettiva" contro l'illustre premio è lanciata tra l'altro da uno (io) che è hollywoodiano fanatico. Amo tutti i simboli dell'industria hollywoodiana, da Spielberg a Lucas, a John Wayne. L'Oscar è però un'arma a doppio taglio: se è vero che rappresenta "la vetta" per ogni bravo regista occidentale (e non solo) per quanto riguarda gloria e ricchezze, è anche vero che troppi grandi sono rimasti senza Oscar. Due nomi su tutti? Kubrick, Stanley, di New York, regista di "2001: Odissea nello Spazio" e Hitchcock, Alfred, inglese, regista di uno dei capolavori assoluti del cinema, "Vertigo: La donna che visse due volte". Sono mancanze che pesano.

Ma la lista potrebbe continuare, eccome. Penso alla mancata nomination nel 2005 per "Collateral", penso all'Oscar andato nel '98 a "Shakespeare in Love" anziché a "Salvate il soldato Ryan", e così via... no, l'Oscar non è certo quel tempio del cinema che vorrebbero farci credere. Quest'anno penso di poter sperare di ricredermi: forse un altro eccellente escluso, Martin Scorsese, potrebbe finalmente vincere il suo primo Oscar con "The Departed". Io lo spero, visto che il film è bello e io non vedo l'ora che esca in DVD, ma Scorsese è troppo violento e troppo "onesto" per piacere ai ragazzi che vivono agiati sù a Beverly Hills e Mulholland Drive, temo. Forse faranno vincere "Lettere da Iwo Jima" di Eastwood (che deve essere bello, caspita), oppure l'ennesima "falsa rivelazione musicale" dopo il fintroppo celebrato "Ray", ossia "Dreamgirls". Io tifo MARTIN!

Etichette:

24.1.07

"Miami Vice"

Finalmente ho comprato l'ultimo film di quello che è a tutti gli effetti il mio regista preferito, Michael Mann, il geniale autore di "Collateral" e "Heat". Devo dire che "Miami Vice" è veramente quello che si dice "una forza", ossia un film che vale la pena di vedere ed "assorbire" come tutti i film di Mann. L'ho trovato forse il miglior film d'azione degli ultimi tempi: non perché vi fossero esplosioni allucinanti come nei film di Michael Bay, ma perché il maggior pregio di questo film è che Mann è riuscito, con la regia, a creare un lungo "flussio d'azione" che trasporta lo spettatore via con sé, non lo lascia un attimo. Vi convivono romanticismo, violenza, barocchismo, il gran talento visivo di Mann, l'high-tech già presente in "Collateral", e formano una "bomba" adrenalitica.

Detto questo, non ho trovato "Miami Vice" bello come gli altri film di Mann: è a suo modo innovativo e indubbiamente affascinante, ma non ha la forza e il peso dei precedenti capolavori del regista. Oh, non c'è un solo film di quest'uomo che non ami: anche "Miami Vice", alla fine, pur non avendomi trappoto il "9" o il "10", mi ha rapito e trascinato via con sé. Su un sacco di siti gli hanno dato addirittura il grado di "capolavoro". Io non l'ho trovato all'altezza di "Collateral", uno dei film che amo di più: oggettivamente, ho trovato alcune sequenza un pò troppo "barocche" e "scatenate" perché un purista come il sottoscritto possa apprezzarle completamente, soprattutto alla luce dello stesso "Collateral". Comunque, un gran bel film, vorticoso e appassionante. Grande Mann.
MITO-MANN!!

Etichette: ,

16.1.07

"Hannibal Rising" VS "Zodiac"

Ho appena visto i trailer di due attesi thriller che saranno nelle nostre sale nel 2007. Non due thriller qualsiasi: il primo è il quarto episodio della saga di Hannibal Lecter, uno dei personaggi più affascinanti mai visti al cinema, da me adorato, pur nella sua funesta perversione.
L'altro è "Zodiac", che narrerà la triste vicenda dell'omonimo serial-killer che agì a San Francisco negli anni '70 e non fù mai beccato (ispirò "Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo!" con Eastwood). "Zodiac" sarà inoltre diretto da David Fintcher, uno dei registi che più ammiro.

"Hannibal Rising" è quello che mi ha convinto di meno: già il fatto che il romanzo di Thomas Harris e il film da esso tratto escano a soli tre mesi di distanza è sintomo di cavolata. La trama è particolare e affascinante: si racconta della gioventù di Hannibal, originario della Lituania che, durante la II Guerra Mondiale, perse la sua famiglia ad opera di soldati sovietici super-cattivi-mezzi cannibali, e che, proprio a causa di questo, impazzì già da bambino. Fattosi ragazzo, Hannibal intraprende la sua vendetta contro gli assassini della famiglia, diventando a sua volta cannibale e intraprendendo l'allegra carriera per cui tutti i bravi cinefili lo conoscono. Come ho già detto, la trama mi gusta un poco, ma mi viene il dubbio che tutto questo "giustificare" i crimini e la "natura" di Lecter, prima o poi, potrebbe distruggere uno dei grandi miti del cinema thriller/horror (speriamo non di più di quanto l'orrendo "Hannibal" di RIdley Scott non abbia già fatto!). E poi, "Il Silenzio degli Innocenti" e "Red Dragon" sono due dei miei film preferiti: il primo capolavoro assoluto, l'altro bel film di genere. Se mi rovinano Hannibal, faccio causa a Thomas Harris (dopo aver trovato abbastanza miliardi di dollari per pagare gli avvocati).


"Zodiac", invece, mi gusta, e neppure poco: a parte il fatto che quando si tratta di "miti" della cronaca nera americana io vado in brodo di giuggiole. Ma suscita il mio interesse anche sia per il suo autore, David Fintcher, sia per il plot, veramente niente male: quattro giornalisti si ritrovano a indagare sugli omicidi di Zodiac, che uccideva le sue vittime prendendole alle spalle, in macchina, mentre erano "appartate" in posti isolati". Ha ucciso tanto, e non ha mai pagato. I quattro giornalisti spendono tutta la loro vita professionale e personale sul caso, diventando folli, e non arrivando a nulla. La trama, in mano a colui che ha regalato al mondo lo splendido "Se7en" potrebbe rivelarsi un'ennesimo grande dramma psicologico come lo era stato il sopracitato capolavoro e il bellissimo "The Game". A FIntcher piace, sotto la patina da normale thriller "di genere", trattare i sentimenti, le paure e i conflitti interiori dei suoi personaggi, facendo così diventare i suoi film molto più "transgenere" di quel che non se ne dice. Con una trama che parla di "ossessione", "morte", "follia" e mistero, mi aspetto personalmente un gran bel film.

Morale della storia: Zodiac spara ad Hannibal prima che questi possa estrarre il bisturi ed accedere il fuoco per prepararsi la cena... ed occhio alla matafora...
Poi, può darsi che le mie previsioni siano totalmente sbagliate. Ma mica ho detto di chiamarmi Nostradamus!

Etichette: ,

SALVIAMO FILMTV!

Emergenza, emergenza! FilmTV, rivista e sito di cinema a cui sono iscritto da due anni a questa parte, rischia di chiudere definitivamente. Ciò, oltre a farmi perdere contatto con numerosi "amici di penna", sarebbe un peccato per tutti coloro che amano il cinema, perché è una banca dati stra-carica di risorse e notizie infinite. Purtroppo, problemi economici stanno minacciando l'esistenza del sito. Invito tutti quanti coloro che amano il cinema a comprare una copia di FilmTV in modo da rilanciare le vendite, così da dare una speranza a questa piccola congrega di appassionati di cinema, essenziale per la sussistenza di un contatto diretto fra "critica ufficiale" e "critica amatoriale", uno dei pochi siti in cui il tizio che ama spararsi un film e scriverci sopra la sua idea o riflessione può confrontarsi apertamente con altre persone o con idee e recensioni firmate da emienti critici cinematografici italiani. Faccio parte di quel sito da troppo tempo, perderlo sarebbe veramente un peccato!

Etichette:

14.1.07

"Sentieri Selvaggi"

Ieri ho comprato e rivisto "Sentieri Selvaggi" di John Ford in DVD.

Caspita, mi è emozionato in una maniera tremenda: è un western così corale, carico di sentimenti potenti e contrastanti, che a fine film avevo il cuore in gola. E dire che a me il western americano non era mai piaciuto... invece questo "classico", nonché capolavoro assoluto, ha delle punte veramente straordinarie.
Mi ha colpito molto la carica di umanità presente nella pellicola: tralasciando la scarsa sensibilità mostrata verso la questione "cowboy vs indians" (comprensibile, siamo negli anni '50, la rivalutazione della figura del genocidio contro gli indiani d'America è ancora lontana...), è un bel film perché è un "dramma corale". Racconta una famiglia, praticamente: tanti personaggi, quelli che ruotano attorno alla storia, che hanno una carica umana per me veramente toccante e irresistibile. Anche il personaggio di John Wayne è molto meno manichéo di quanto non si dica. E' turbato e pieno di "problemi", e la sua storia mi ha colpito veramente molto. Dio, veramente un bellissimo western.

Etichette:

24.11.06

"La Promessa"


Ieri sera ho avuto modo di rivedere in tv uno dei thriller/noir più belli che abbia mai visto, passato sottotono all'epoca dell'uscita e spesso snobbato: "La Promessa", con Jack Nicholson, diretto da Sean Penn. Ho deciso di dedicarli una pagina del blog non tanto per il suo valore cinematografico (che comunque è molto rilevante, sia nella tecnica, sia per la sceneggiatura), quanto perché, semplicemente, questo film mi è piciuto veramente troppo.

La trama: Jerry Black (Nicholson) è un detective di polizia di una città sperduta fra le montagne. Nel suo ultimo giorno di lavoro, poche ore prima di andare in pensione, la polizia scopre il terribile omicidio di una bambina, compiuto da un pedofilo. Black và sul posto, e riscontra nei suoi colleghi una fintroppo spenta indifferenza all'accaduto. E' lui che deve dire alla madre della bambina cos'è successo. Davanti a loro, con un misto di odio, malinconia e rabbia, Jerry promette alla donna che troverà l'assassino di sua figlia. Qualche ora dopo, l'omicida viene catturato, ma si suicida prima che Jerry abbia la sicurezza assoluta. Con molti dubbi nella testa, Jerry intraprende una sua indagine personale, la storia del presunto assassino non lo convince. E dunque, fra sogno, realtà e "aldilà", Jerry comincia una caccia veramente coinvolgente, appassionante, spietata.

"La Promessa" mi è piaciuto molto, e non posso neppure rivelare particolari sulla trama, tanto è importante per lo spettatore essere completamente assorbito e ignaro della trama. Sean Penn mi piace molto come attore, e come regista penso che questo sia il suo film più bello. Da vedere, e da ascoltare, perché la colonna sonora di questo thriller/noir è veramente eccelsa.

Etichette: ,

21.11.06

La questione "V per Vendetta": anarchia.

Questione "V per Vendetta", ovvero: perché questo film non mi ha convinto? 2° questione: perché questo film poteva piacermi e non mi è piaciuto? Partiamo dalle cose che più delicate: ho scritto nella recensione, questa dichiarazione sull'intento politico del film:

"Sul valore “politico” del mega-blockbuster, direi che questo inno alla suprema libertà dell’uomo (intesa come totale assenza di “simboli” ed “istituzioni”) sia, per la mia sensibilità politica, alquanto discutibile: se “V” riesce a trasmettere la rabbia per i campi di concentramento e per la dittatura, dall’altro lato direi che il tentativo di mettere a confronto quel genere di totalitarismo con l’America odierna è liberal (troppo liberal) e fin troppo scontato. Così come la pressante messa in evidenza del terrorismo come “arma” per annientare l’ingiustizia, quasi come si volesse fare un confronto con il terrorismo fondamentalista che divampa in Iraq: scelta azzardata per me, e di cattivo gusto, troppo asservita ad un’ideologia politica corrente e troppo vicina a noi. Non vorrei passare per berlusconiano o per un “benpensante”, ma secondo me una lettura di questo tipo è troppo estremista, e facendo leva su questo lato per strumentalizzarlo si rischia di entrare in contrasto con buona parte del film stesso.

Ora, ho compiuto un a riflessione molto profonda: io ho criticato il film dal punto di vista cinematografico (prima del frammento quì presentato) individuando i punti deboli del film nella regia, che non mi ha convinto. A parte questo, dato che sono istruito e che non voglio fare dichiarazioni avventate, voglio mettere una bella postilla: "V Per Vendetta" nasce da una corrente anarchica, una corrente che esiste dagli arbori dello Stato moderno. Io non apprezzo il tipo di dottrina, perché, ragionando, penso che lo Stato debba comunque sustistere. Secondo il mio minuto punto di vista, infatti, uno stato libertario senza una guida è come una dittatura. Nel film si dice che le istituzioni devono essere abbattute perché tanto la libertà (nella sua accezione più ampia: sessuale, politica e sociale) muove dalle idee, non dalle convenzioni comportamentali che gli stati cercano di inserire nella società. Per carità, la libertà la vogliamo tutti: non posso sopportare cose tipo "Abbasso i musulmani perché sono tutti terroristi" esattamente come non posso tollerare chi dice che "Chi vota per i comunisti è un coglione", perché, se siamo in democrazia, è logico e giusto che tutti possano pensare ciò che vogliano. Il problema è che lo Stato, secondo me, se si comporta come deve, non è una limitazione alla libertà, bensì quell'organismo che la garantisce: la polizia che si mette davanti ad una manifestazione di protesta in piazza, se non carica la folla senza alibi, è giusto che ci stia, per evitare magari che qualche deficiente cominci a rovesciare cassonetti e roba del genere. Se quei quattro si mettono a fare cagnara, mentre gli altri duecento protestano silenziosamente e pacificamente, i più colpiti saranno proprio quelle duecento persone, perché per colpa loro i poliziotti dovranno sospendere la manifestazione, per evitare che questa diventi, come purtroppo accade, un'occasione per far casino e per creare problemi agli altri. Con questo non voglio dire, però, che la gente non deve andare in piazza a protestare contro la guerra o contro una legge, anzi: dico, però, che ogni cosa deve essere fatta rispettando l'altro, perché la politica non può essere solo urlare i propri ideali, ma anche rispettare l'altro, anche permettere all'altro di starsene in casa durante la manifestazione senza che si ritrovi l'appartamento pieno di fumogeni. Dico solo questo. Riallacciandomi a "V", la cosa che mi ha un pò turbato è stato il fatto che la componente liberal sia un pò troppo estrema, troppo deviante (e quì, se non ho fatto un guaio, ci si dovrebbe riallacciare al discorso sulla "libertà di pensiero" nella democrazia); secondo me, almeno, ci sono dogmi della democrazia che vanno comunque rispettati, come la presenza dello Stato, la presenza di una "res-publica" che ci accomuni e che diriga la discussione politica. Ben venga la coesistenza democratica di "comunismo", "centrismo" e di correnti un pò più "destrose": ma questo confronto è possibile solo avendo in mente che, finché qualche terrorista nero o rosso (in particolare nero, penso) non fà saltare in aria qualcosa, ognuno ha il diritto di parlare. Naturalmente, rispetto anche la corrente anarchica, proprio perché tutti possono parlare.

Etichette:

14.11.06

Cruise e Spielberg a cinque-sei km da casa mia...

Sì, lo sò, non è degno di un vero appassionato della Settima Arte perdersi in frivolezze come chiedere l'autografo ai grandi divi o informarsi con grande interesse sui numeri e le modalità delle feste principesche delle star (quella sarebbe roba da teen-ager impazziti e stupidi, ed io non lo sono). Quindi per me il fatto che Bracciano stà per diventare un inferno causa un matrimonio principesco e kitch non dovrebbe rappresentare alcuna questione.

Ebbene, questo sarebbe vero se non fosse per la malinconica verità: Steven Spielberg e (forse) Micheal Mann saranno quì, a cinque-sei km dalla mia casetta natìa ed io non potrò vederli neppure da lontano.

E' una certezza: anche se sono braccianese DOC e conosco questo paesino bene-bene, non potrei avvicinarmi a quella splendida fortezza dell'Odescalchi neppure fra cento anni; ci saranno poliziotti, carabinieri e guardie del corpo, e Spielberg sarà talmente lontano dal "volgo" da non riuscire neppure a scorgerlo. La vita è veramente strana, diceva Forrest Gump. Ti ritrovi il tuo regista del cuore in casa e non puoi neppure avvicinarlo. Ma io mica lo faccio per il glamour o per fare casino: sarebbe per farmi vedere, per dirgli ed urlargli che sono quì, sono un suo fan, adoro "Schindler's List", "Incontri Ravvicinati" e "Minority Report" come pochi altri... andiamo, saranno pure di Hollywood, saranno pure americani, ma caspita, questo è il mio paese! Loro arrivano domani. Che faccio? CHe faccio? Pianto una tenda davanti al castello ed aspetto? Ah, quel castello... quanto l'ho amato... ed ora, quanto lo odio...

Etichette:

12.11.06

La Lunga Strada della Paura

Qualcuno ha mai visto "The Hitcher"? Beh, se non avete ancora visto questo bellissimo thriller del 1986, e se vi piace (tanto) il brivido, ve lo consiglio. La storia è quella di una terribile caccia "on the road" da parte di uno spietato serial killer ad un ragazzo senza né arte né parte che si tramuterà in giustiziere attraverso un percorso umano profondo e ancosciante.

Quello che mi è piaciuto tanto del film (che è poi un cult-movie, rinomato come pochi altri film del suo genere) è come il regista (Robert Harmon, assolutamente sconosciuto) sia riuscito a costruire la suspance e il thrilling in maniera assolutamente intelligente (anche se le forzature di sceneggiatura non mancano, tutt'altro). Insomma, è un thriller che spaventa come un ottimo horror, in alcuni punti.

Star assoluta del film è il grande Rutger Hauer, uno degli attori del cinema d'azione americano più bravi e allo stesso tempo più misconosciuti (in verità una spalla sopra di Van Dame, Segal e Affleck, attoracci di serie Z che sono ritenuti "duri"... fidatevi di un'appassionato: sono tutte cavolate). Hauer è probabilmente uno dei miei attori preferiti, protagonista dell'indimenticabile "Ladyhawke" e antagonista drammatico e indimenticabile nel capolavoro "Blade Runner". Ebbene, devo dire che è un peccato che Hauer sia stato così snobbato dal mondo del cinema, perché è un attore completo, con capacità attoriali veramente notevoli ed un carisma innato. Oggi lo si può vedere in camei "da vecchio", come "Sin City" e "Batman Begins", in cui il pubblico più giovane non può capire la grandezza di un interprete del genere... eh, no, assolutamente.







A proposito: pare che a giorni apparirà su internet il primo trailer del remake del piccolo capolavoro di cui stò scrivendo. E' prodotto dalla stessa casa di produzione del remake di "Non Aprite quella porta". Spero che sia all'altezza dell'originale...

Etichette:

3.11.06

"The Departed": capolavoro


Ieri ho messo le mani su "The Departed". Devo dire che le attese sono state pienamente confermate: un film puramente scorsesiano (con qualche tocco di Micheal Mann nelle scene d'azione che crea un qualcosa di bello e originale), tumultuoso, girato con mano magistrale e con una sceneggiatura veramente stupenda (per me è una stupenda sintese del "noir": bene e male si scambiano i ruoli e combattendo si annientano a vicenda). Ottimo il cast, come mi aspettavo: grandi Nicholson, Sheen, Damon e Whalberg, ma se c'è un attore che si merita l'oscar per questo film, allora quello è Leonardo di Caprio. Ora, un tempo credevo che questo attore fosse il solito bellone da pop-corn-movie, stile Ben Affleck, ed assieme a me lo credeva anche il resto del Pianeta Terra. Ma non quì: Leo mostra una grandissima sensibilità per il personaggio donando un'interpretazione eccelsa, è il caso di dire che "si mangia il film con gli occhi". Grande LEO! Per il resto, l'ho già detto: la bellezza del film (che nel complesso mi ha convinto sotto tutti i punti di vista) stà in gran parte nell'ottima regia e nella grande sceneggiatura, ed anche la colonna sonora è molto bella (soprattutto "Confortably Numb" dei Pink FLoyd, usata magistralmente...). Io consiglio il film, per me è finora il più bello degli ultimi tempi (sarò matto, ma il mio voto è stato 10!). Vivamente consigliato, e se due anni fà l'Oscar lo aveva meritato Clint Eastwood battendo "The Aviator", quest'anno spero che "The Departed" trionfi!

Etichette: ,

16.8.06

"Apocalypse: Now" con papà.


Volevo raccontare una di quelle situazioni vissute che personalmente adoro: ieri sera mio padre (vecchio cinefilo, divoratore di John Ford, Sergio Leone, Robert Aldrich, Francis Ford Coppola e grande appassionato dei film "di una volta") mi fa: "C'hai un bel film d'avventura da vedere con l'home-theater?". Io salgo in camera mia, con lui, e gli mostro i film che ho a disposizione in DVD e che piacciono a lui: "Master & Commander", "La maledizione della prima luna", "L'ultimo dei Mohicani", "Gli intoccabili". E "Apocalypse Now: Redux". Abbiamo visto insieme il capolavoro di Coppola sul Vietnam ben due volte da quando l'ho comprato (me l'ha fatto vedere lui, spiegandomi la sua interpretazione politica), ed esso è diventato "il nostro film" (ebbene sì, mentre altri padri e figli si guardano assieme "Grease" o qualche filmetto d'intrattenimento, il nostro film di riferimento è un kolossal onirico e complesso storicamente e filosoficamente). Non pensavo avrebbe avuto il coraggio, invece papà mi strappa dalle mani il DVD e, con fare impaziente, come se fosse un bambino alle prese con un lecca-lecca, corre in salotto e accende l'home theather. Ed io, eccitato come lui, gli corro dietro velocemente.

Beh, io "Apocalypse Now" l'ho visto solo quattro volte, ma è diventato il mio film preferito. PIù che un vero e proprio warmovie, come può essere "Il nemico alle porte" e "Salvate il soldato Ryan", il film di Coppola è "IL" film di guerra, un racconto d'avventura drammatico, onirico, spietato, molto cupo, ma con un'analisi della guerra del Vietnam completa, priva di preconcetti, onesta, appassionante e che soddisfa. Ieri sera non abbiamo finito di vederlo, ma già vedere la carica di Kilgmore e della cavalleria dell'aria sulle note di Wagner con il dolby 5.1 è già qualcosa di straordinario. Un film da vedere e rivedere, cast grandissimo, regia allo stato d'arte, grande onestà nel raccontare una pagina di storia così controversa... Dio, ieri sera il mio spirito cinefilo ha goduto per tre ore e quaranta... capolavoro (Voto: 10).

Etichette: ,