4.5.06

La forza.

Non è mai facile quando muore una persona che conosci. Stavolta è ancora peggio.

Il sindaco non era solo il sindaco. Era il farmacista, era "il dottor Negri", era il paesano "doc", quello che tutti conoscevano.

Ma era anche il padre di un mio compagno di classe. Vito era mio compagno, l'anno scorso. Non siamo quello che si dice "amici del cuore", ma ci conosciamo bene. Vito è il figlio più piccolo del sindaco, il più colpito da quella morte così improvvisa quanto feroce e crudele. Non importa che il sindaco fosse di AN. Non importa il colore politico né tantomeno le chiacchiere di paese. Importa che ieri ho partecipato al più grande funerale che io, piccolo provincialotto mai partecipe ai grandi raduni istituzionali e civili, abbia mai visto. Il Duomo era gremito. La gente era in lacrime, soffriva come se gli fosse morto il padre o il marito, o il figlio. E non è retorica. I miei occhi, per quanto coperti dall'emozione, hanno visto lacrime sgorgare come fiumi in piena. Le mie orecchie, per quanto sorde per gli applausi e i discorsi, hanno sentito una tromba istituzionale suonare la marcia al lutto sbagliando per l'emozione. E poi sono entrati i tre figli di Enzo Negri, Vito, Massimo e Matteo. Io conosco solo Vito e il secondogenito, ma ieri ho imparato a conoscere bene anche Matteo. Molta è stata la forza profusa nel sostenere i fratelli più piccoli. Molto il coraggio infuso in Vito e Massimo. Nella tragedia c'è stata la forza, il coraggio della disperazione. Ieri ho abbracciato Vito e Massimo al centro della navata, prima di cominciare il calvario della salita sù al cimitero. Non ho detto nulla, me li sono stretti contro di me e ho sentito le lacrime colargli sulle guance. E il cuore mi s'é aperto comunque, anche se, dentro di me, avevo provato e riprovato le mie mosse, per non essere retorico, per tentare di non esplodere in lacrime fuori posto. Anche se conoscevo il signor Negri, anche se mi aveva consegnato personalmente il premio del Lions Club nel 2003, anche se quando mi incontrava mi accoglieva con un abbraccio, sarei falso se dicessi "Io lo conoscevo bene...". Anche perché rimpiango di non aver potuto conoscerlo così bene come altri braccianesi.

C'era tutta Bracciano che risaliva la via dal cimitero al Duomo. Sotto il sole infuocato, il classico clima estivo braccianese, un mare di persona seguivano il carro funebre in quello che retoricamente, è detto "l'ultimo viaggio". Camminando, il mio problema alla gamba e al braccio s'è fatto sentire. Potevo tornarmene a casa, al sicuro. No, non volevo farlo, ho continuato, anche se dentro avevo un vuoto e una malinconia tremenda, anche se dappertutto volevo trovarmi ma non lì. Poi la sepoltura, in mezzo a così tanta gente. A Vito e alla famiglia tutti i miei onori, perché io non ce l'avrei fatta a sostenere le condoglianze di amici, parenti, rappresentanze politiche e istituzionali. Onore a tutti, ieri da questo ho trovato gioia: dal fatto che è vero, di fronte alla morte, anche se così veloce e sconcertante, si trova il coraggio di andare avanti soltanto insieme. Quando Vito è entrato in chiesa con Massimo, il fratello primogenito li stringeva a sé, guidandoli verso la prova più difficile e traumatica. Eppure, sono riusciti a parlare davanti a tutta Bracciano, leggendo una lettera per il loro padre. Si sono fermati in un modo che non penso scorderò mai: "I tuoi cuccioli". Che bella la forza umana. Sono molto ottimista sull'essere umano, perché esso non molla mai. Ha dentro una forza ed un coraggio morali che viene fuori quando è alle strette. E' stato qualcosa di bellissimo, nel generale clima di tragedia. Lo ripeto: ai Negri i miei onori. Appena tutto sarà passato, giuro che li onorerò nel miglior modo che potrò. Se lo meritano. Mi hanno insegnato quanto l'amore può significare anche "forza".

Oggi sono triste, per tanti motivi. Non riesco a scrivere, non riesco a fare nulla, sto bene soltanto quando sto fuori casa. Forse, dovrei andarmene via, andarmene a fare una scampagnata, per lasciarmi alle spalle la tensione e la rabbia repressa di questo ultimo, dannatissimo mese. Saluto. Inchino. Addio, sindaco Negri. Grazie per l'affetto, è ricambiato su tutta la linea.


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