21.7.06

"Mission: Impossible"


Ho comprato in una succulenta edizione speciale in DVD "Mission: Impossible" di Brian De Palma.

Oltre ad essere un capolavoro del genere spionaggio ed uno dei più bei film di De Palma, è anche un dei "cult" della mia infanzia over-7, ed averlo finalmente nella mia collezione DVD "del cuore" è veramente un piacere. La cosa che veramente adoro del film, oltre al grande cast e alle scene d'azione, è la grande regia di De Palma, che trasforma lo spy-movie in uno dei suoi thriller dal sapore classico, quasi "Wellesiano". A parer mio, un capolavoro.

Non ho visto il nuovo "Mission: Impossible" di J.J. Abrahams, ma avendo visto il secondo film diretto da John Woo direi che, a parte le lodi per lo stile iper-spettacolare, non mi sono perso assolutamente nulla... "Mission: Impossible 2" è stata veramente una delusione: un film dalla sceneggiatura talmente incerta e dalla regia talmente scatenata da rovinare l'interpretazione di Tom Cruise e Anthony Hopkins... della serie "aridatece De Palma!".

Kayak

Con l'arrivo della bella stagione, ho finalmente potuto dedicare del tempo al mio sport "all'aria aperta": molti vanno in bicicletta, motorino o cavallo, io vado in kayak sul mio bel laghetto blu.

Per chi non lo sapesse, il kayak è una canoa "chiusa", dotata di un'apertura al centro per il conducente. A differenza della classica canoa indiana (detta, in gergo, "canadese"), durante la navigazione rimane aderente alla superficie dell'acqua, mentre l'altra ha la tendenza a "impennarsi" sulla poppa. Il kayak è utilizzato dagli eschimesi per spostarsi nelle spaccatura sul "pak" in artico. Solo che loro lo utilizzano in legno, il mio è in resina... caspita, c'è una bella differenza!


Ho cominciato a fare canottaggio l'anno scorso, ed ho comprato una canoa malridotta che ho rimesso in sesto assieme a mio padre e a Massimo, un amico di famiglia.

Inutile dire che adoro questo sport, è molto rilassante a allo stesso tempo carico di emozioni. Il mio modello di canoa è molto adatto per spostarsi costa-costa, ma ne esistono modelli diversi a seconda dell'uso: possono essere usati in acque "normali" (di lago o di mare), oppure per fare rafting lungo i fiumi in piena (roba che io non farò mai!). Quando il lago è calmo (e magari tira poco vento, giusto per rinfrescarsi) non c'è niente di meglio di quattro "pagagliate" lungo la riva... una sensazione veramente molto bella, anche se faticosa.

18.7.06

Oblivion, diario: confraternite, omicidi e problemi con PC

Questi giorni sono stati veramente avvincenti: ho esplorato molte zone del gioco, attraversando covi di nemici, molti portali di Oblivion (per la quest principale e non solo) e venendo a conoscenza di alcuni segreti indicibili...

Ho chiuso i portali che minacciavano le cittadine di Chorrol, Bruma e Cheydaill, divenendo un eroe e venendo rispettato da tutti. Purtroppo, anche gli eroi sono fragili o stupidi, ed io sono uno di costoro: ho sottratto illegalmente alcuni ingredienti alchemici alla gilda dei guerrieri, e perciò sono stato espulso. Lo so, potevo comprare gli ingredienti per le pozioni magiche, ma pensavo che, essendo un affiliato della gilda, avrei potuto appropriarmi di oggetti in modo molto facile. Ed invece, ho pagato...

Ma il fatto veramente incredibile è un altro: una notte, mentre mi riposavo dopo una dura battaglia in Oblivion, ho ricevuto la visita di un messaggero della Confraternita Oscura, una leggendaria "gilda degli assassini" che pratica il culto dei Morti e serve di Dio della Morte. Non ho resistito, ho seguito il messaggero della Confraternita, e ne sono entrato a far parte: ora sono un Figlio della Grande Notte, e debbo servirla spargendo sangue! AHAHAHAH!!
Le missioni che mi hanno affidato omicidi molto complessi, ma io sono riuscito nella cruda impresa per ben due volte, ed ora mi accingo ad entrare di nuovo in azione... se non fosse che il mio computer, ossia l'unico modo per accedere a quel magico mondo virtuale chiamato "Tamriel", si è BLOCCATO IN MODO SERIO! E questo proprio quando mi sono convinto del tutto che "The Eder Scrolls IV: Oblivion" sia il secondo più bel videogioco mai creato (per prima, per me, viene la serie di "Metal Gear Solid", ma quella è un'altra cosa). Maledette macchine...

13.7.06

Invasion


Ieri sera ho avuto modo di vedere il nuovo telefilm-cult di Canale 5, "Invasion", rimanendone positivamente sorpreso. Si tratta di uno sceneggiato Sci-fi/horror dalla trama molto intrigante e ben congegnata, che ruota attorno a classici temi della fantascienza anni '50 quali strani avvenimenti, sospetti movimenti delle forze militari, paranoia e sospetto fra i personaggi ecc. La storia è quella di una "famiglia allargata" che abita in un paesino negli Stati Uniti del sud sconvolto da un terribile uragano. Dopo la catastrofe, cominciano ad avvenire strani ritrovamenti e alcuni abitanti del villaggio (e della famiglia protagonista) si comportano in modo strano. Ieri sera mi ha sorpreso molto la solida regia, il buon cast (anche se il più conosciuto è solo William Fichtner, che lavorava anche in "Heat" di Mann), la colonna sonora e la splendida cornice dei bayou per questa inquietante storia... ricorda anche un pò "Visitors", storica serie sgli alieni risalente agli ani '80. Che ne diventi l'erede spirituale?

11.7.06

CAMPIONI DEL MONDO!

Domenica 9 luglio 2006. Sera tardi. SOno davanti alla tv a casa di alcuni amici di mia sorella e mio cognato. alla TV danno la finalissima, Francia-Italia. SOno sull' 1-1, le difese di entrambe le squadre sono mura invalicabili e i francesi sono tosti. Man-mano che passano i minuti, vedo l'Italia completamente spenta, incapace di reagire, pronta già ai supplementari. Gli italiani sono spenti, i francesi ingaggiano, noi non sappiamo come difenderci, sembra quasi che i giocatori azzurri pensino più al loro succoso premio in denaro per la partecipazione ai mondiali, piuttosto ché a far vivere un sogno a tutta l'Italia e ai nostri compatrioti sparsi nel mondo da due secoli. Mi dispero, convinto che, da un momento all'altro, la Francia segni il goal decisivo e che un altro mondiale svanisca nel nulla. Dopo alcuni minuti, l'arbitro fischia, e si passa ai supplementari. "Ci hanno portato fortuna contro la Germania!" penso, cercando di confortare il mio cuore sportivo in pena. Invece, i 30 minuti supplementari continuano come prima, senza nessun goal da entrambe le parti, e i rigori si avvicinano. Lo spettro di "Francia '98" e "USA '94" aleggiano tetri sui visi degli spettatori e di tutti i tifosi... e quando l'arbitro fischia, il cuore si crepa come un diamante prezioso. Comincia l'angoscia. Guardo in silenzio. Non conosco affatto le regole dei rigori, non sono affatto esperto di calcio. Poi, dopo lo sbaglio clamoroso dei francesi, un mio amico fa: "Se va in porta questa, abbiamo vinto". I brividi mi distruggono e mi fanno rizzare la pelle. Tira Grosso. E poi, solo FESTA. RImaniamo nell'appartamento a festeggiare fra lo stordimento e l'euforia pura, mentre fuori, a Bracciano 2, volano urli, fuochi d'artificio e musica ad alto volume. Mi guardo intorno. L'Italia di Calciopoli ha vinto i mondiali di Germania 2006! Pochi secondi dopo siamo in strada, saliamo su due macchine diverse poi ci inoltriam in quella giungla urbana che fino a poco prima si chiamava "Bracciano". Scendiamo alla stazione, l'ultimo baluardo tranquillo, e ci dirigiamo verso Via Principe di Napoli, la via principale della cittadina, dove il Carnevale sembra arrivato cinque mesi in ritardo: camion delle ditte di operai sfilano con sopra venti-trenta ragazzi festanti, sembrano psicopatici appena usciti dal manicomio. Andiamo in Piazza del Comune, dove si fanno i gavettoni, dove si fischia, si urla e si festeggia come pazzi. Incontro Carlo e Lidia, due miei amici che, per quanto ne sapevo, non dovevano essere neppure a Bracciano! Me li abbraccio, sono già fracichi dalla testa ai piedi, mi bagno anche io. Poi torno in Via Principe di Napoli per vedere i camioncini che sfilano, i fumogeni che investono l'aria, le grida di gioia, le bandiere tricolori, le macchine che passano con lo stereo a tutto volume. Incontro uno dei miei migliori amici, Michele, e lo abbraccio. Poi cominciano a volare sulle nostre teste sacchi per la spazzatura carichi d'acqua, e mi salvo per ben tre volte consecutive! Intanto ho perso completamente la voce e, intorno a me, la festa si trasforma in delirio puro. Io non ci capisco più nulla, ma rimango lì e penso: "Anche se si tratta solo di calcio, stanotte si festeggia l'unità di una nazione... è storia. E fra dieci anni io potrò dire "c'ero anche io". Poi torniamo a casa, gioiosi, storditi, stanchi, zuppi d'acqua, ci ripuliamo e, quando mi stendo sul letto, mi rendo conto che ho vissuto un momento epico. CAMPIONI DEL MONDO!!

7.7.06

"HEAT", ovvero: l'essenza di Micheal Mann.

Ieri mattina ho comprato "Heat-La sfida", film di Micheal Mann (lo stesso di "Collateral") girato nel 1995. Si tratta di un vero capolavoro: un gigantesco thriller/noir dal sapore drammatico che racconta della caccia all'uomo di un tenente di polizia (Al Pacino) ad un esperto rapinatore (Robert De Niro) prima che quest'ultimo riesca a compiere una grande rapina. La storia è raccontata da vari punti di vista, tutti molto toccanti e drammatici, grazie a cui Mann tratteggia sia la storia thriller sia il dramma umano dei protagonisti (sia i "buoni" sia i "cattivi", anche se in questo film qualsiasi definizione di "bene" e "male" è assente) con una maestria che rimanda direttamente a "Rapina a Mano Armata" di Kubrick, naturalmente con l'originalità della regia di Mann. E poi, il film conta su un cast veramente leggendario: Robert De Niro, Al Pacino, Val Kilmer, Tom Sizemore, Wes Studi, Ashley Judd, Diane Venora, Natalie Portman, Jon Voight, Amy Brennemann e Hank Azaria. Grande il realismo e la regia di Mann, ma anche la sceneggiatura è stupenda, quasi "epica". Un film che occuperà un posto d'onore nella mia collezione.

Ora, voglio spendere due parole sul regista di questo grande gangster-movie, Micheal Mann. E' un autore molto particolare: deriva da una notevole tradizione televisiva (sua l'ideazione di serial storici come "Miami Vice", "Starsky & Hutch" e "Hunter"), ma ha intrapreso il cammino nel cinema a metà degli anni '80, incentrando la sua filmografia sui temi del poliziesco/thriller/noir. La sua caratteristica peculiare è il "modernismo" che spira dai suoi film: tecniche di ripresa rivoluzionarie, colonna sonora elettronica, ambientazione moderna. Eppure, i suoi film sono "classici", che raccontano storie molto umane già ritrovabili nel noir del secondo dopoguerra americano. Ha diretto il primo film su Hannibal Lecter ("Manhunter", oggi purtroppo introvabile), una interessante biografia su Mohammed Alì, ma soprattutto ha diretto tre film che si possono definire "capolavori": oltre a "Collateral" (2004) e il sopracitato "Heat", ricordo anche "Insider: Dietro la verità", grande opera in bilico fra la denuncia sociale e il noir, in cui Al Pacino recita accanto a Russell Crowe in un epico racconto sulla più importante inchiesta contro le multinazionali del tabacco mai intrapresa negli Stati Uniti. Da vedere. Di Mann è anche l'ultima versione del classico "L'ultimo dei Mohicani", con Daniel Day-Lewis e Madleine Stowe, l'unica "anomalia" nella filmografia di Mann, più incentrata sul trhiller/noir e sulle atmosfere High-tech. Adoro Mann per la sua grande umanità, per la precisione nel narrare la storia, per l'assoluto accoramento presente nelle sue pellicole e per la sua capacità di emozionare lo spettatore, peccato che spesso venga dimenticato in virtù di altri... un consiglio: si vada in videoteca, si affitti "Collateral", "Heat" o "Insider" e poi ci si inoltri nella filmografia di questo grande regista.

4.7.06

Aggiornamenti cinefili-Giugno-Luglio

Questo mese ho potuto visionare alcuni cult del cinema italiano ed americano, assieme ad un bellissimo film di cui vi parlerò nel "gran finale" del post.

Prima di tutto, ho avuto modo di verificare che Lucio Fulci, se avesse voluto, sarebbe potuto diventare un ottimo rivale a Dario Argento. Dico questo dopo aver comprato in DVD il film che è ritenuto dalla critica e dal pubblico il suo capolavoro "di genere": "...E tu vivrai nel terrore! L'aldilà!" (voto: 8). Il titolo fa ridere i polli, è vero, però credetemi: questo film è veramente uno stupendo horror d'atmosfera in perfetto stile anni '80! Si racconta la storia di una giovane ragazza di New York che arriva nella oggi compianta New Orleans perché ha ereditato un vecchio albergo in cui anni prima un pittore era stato assassinato perché incolpato di essere satanismo. Come potete immaginare, questo complicherà le cose. Fulci mette in scena un bell'horror d'atmosfera, nonostante la storia parli di zombie e gohul, cosa che fa pensare molto a George A. Romero e al fortunato filone dei "morti viventi", mettendoci però molta originalità. Io non amo molto questo regista, che è invece osannato da molti amanti del cinema di genere italiano, come non adoro gli ultimi lavori di Dario Argento. Secondo me si può ammirare un regista quando fa il suo lavoro bene, ma quando comincia a rifilare cazzate piene di sangue senza un pizzico di sceneggiatura, allora non ci stò più! Infatti, a parte "L'aldilà", ritengo il resto della filmografia di Lucio Fulci una vera porcheria. Altro che cult, secondo me...

Il secondo film che voglio segnalare è, naturalmente, "C'era una volta il West", cult di fine anni '60. Ora, fra il pubblico cinematografico medio esistono alcuni "luoghi comuni", del tipo "Robert De Niro è il miglior attore mai esistito" oppure "Dario Argento è un grande regista". Alcune volte i luoghi comuni sono veri (è il caso di Bob De Niro, secondo me), altri ASSOLUTAMENTE NO (il secondo caso, a parer mio). Per me, "C'era una volta il West" appartiene al primo gruppo, è un capolavoro assoluto di tecnica, sceneggiatura e di recitazione (vedere Charles Bronson recitare assieme a Jason Roboards è veramente straordinario). Naturalmente, è Sergio Leone ad essere il protagonista per eccellenza, con la sua ottima perizia tecnica e la sua eccellente narrazione malinconica. Consigliato assolutamente. Voto: 10.

Ho avuto modo di vedere anche il remake del 2003 di "Non Aprite Quella Porta", il cult degli ani '70 diretto dal grande Tobe Hopper. Il remake è firmato invece da un tedesco, Marcus Niespel, e prodotto da Micheal Bay, il terribile regista di "Pearl Harbor" e "Armageddon". Credevo di ritrovarmi davanti a una cavolata, invece "Non Aprite Quella porta" riesce a spaventare e a dare forti emozioni, pur non essendo un capolavoro. Molto del fascino è dovuto al clima di malsana follia che il regista è riuscito a costruire nel film: ambienti sudici, personaggi mostruosi, i campi del Sud degli States ridotti a malinconici e tetri luoghi d'orrore. Voto: 7.

Altro classico visto e apprezzato è il bellico "Quella sporca dozzina" di Robert Aldrich, con Charles Bronson e Lee Marvin. Lo ritengo un eccellente film d'azione a sfondo bellico, carico di ambiguità e di "politicamente scorretto", molto appassionante e ben diretto, soprattutto per un appassionato di Storia come me. Bello, bello, bello. Voto: 8.

Ma il film che più mi ha appassionato e convinto è un film del 2005, un piccolo capolavoro firmato dall'esordiente (alla regia) Tommy Lee Jones: "Le tre sepolture". Appartiene a quel filone di pellicole che, come "Mystic River" e la filmografia di Sean Penn, possono ritenersi a tutti gli effetti il nuovo cinema autoriale americano, che racconta la realtà statunitense odierna affrontando problemi civili e sociali in maniera molto poetica. Ho trovato "Le tre sepolture" uno stupendo affresco esistenziale: Pete, un ranchero texano donnaiolo, ha un amico messicano che lavora con lui. L'amico, Melquiades, viene assassinato da una guardia di confine violenta e egoista. Nessuno vuole indagare sul fatto, così Pete decide di tentare il tutto per tutto: spinto dal desiderio di giustizia (e dalla promessa che aveva fatto a Melquiades poco prima di morire) rapisce l'assassino, gli fa dissotterrare il cadavere di Melquiades e lo costringe a seguirlo verso il paese nativo della vittima, per dare degna sepoltura all'amico e fare giustizia col sangue... oltre ad essere un western "anomalo", più simile alla crudeltà di Sam Peckinpah ché all'ottimismo di John Ford, "Le tre sepolture" è una bellissima riflessione sul concetto di "identità" insito nelle minoranze perseguitate (sia essa messicana, basca, israeliana o palestinese) che lascia veramente a bocca aperta per la crudezza e per la malinconia. Un gran bel film, ve lo consiglio caldamente. Voto: 8.

Bene, dopo avervi tormentato con le mie strampalate recensioni, non posso fare altro che augurarvi buona visione...