8.5.06

Le fiction storiche della Rai... e il resto...

Ho dato un'occhiata alla fiction di Rai 1 "I figli strappati".

E' stato il crudo racconto di una sopravvissuta ai lager nazisti condannata a causa della partecipazione di suo padre, ambasciatore tedesco in italia ai tempi del Fascismo, all'attentato a Hitler nel Luglio 1944.
La donna, arrestata e condotta in vari campi di concentramento nell'Europa dell'Est, lottò per ritrovare suo marito e soprattutto i suoi due bambini, strappatigli dai nazisti al momento dell'arresto. Oggi ha 93 anni e vive in Germania con i figli, ritrovati a fine guerra.

Devo confessare che alcune fiction Rai, pur non essendo capolavori, mi sono piaciute molto. Ricordo volentieri, ad esempio, il pluripremiato "Perlasca: un eroe italiano", con Luca Zingaretti (che ritengo essere uno dei migliori attori italiani sulla scena internazionale), oppure "La fuga degli innocenti", che secondo me è la migliore fiction sull'olocausto mai realizzata, che vanta di una regia quasi cinematografica (tempi lunghi, forte vena poetica e forte caratterizzazione dei personaggi). E poi bellissimo anche "Cefalonia", sempre con Zingaretti, altro bel racconto, stavolta di guerra, narrato con mano sapiente e accompagnato dall'impareggiabile Ennio Morricone.

Questo "I figli strappati", invece, non mi è piaciuto. Come anche "Salvo d'Aquisto" e "Edda" (quest'ultima andata in onda nel 2005 per l'anniversario della Liberazione-e la domanda sorge spontanea: che c'azzecca la storia di Edda Mussolini, figlia del Duce, con la 60° festa della liberazione?), alcune fiction Rai passano dalla Storia al mero romanzo-telenovelas patinata. Non sto dicendo che, ad esempio, la protagonista de "I figli strappati" non ebbe una forte e ambigua amicizia con un affascinante ufficiale tedesco, ma dico io, c'è modo e modo di raccontarla. Qui, con il ricatto morale del narrare l'orrore dei lager, ci hanno propinato un polpettone che di storico ha poco e niente.

Film come "Perlasca", invece, mi sono piaciuti molto per il talento nel raccontare storie di speranza in mezzo all'orrore nazista, non lesinando virtuosismi "alla Schindler's List" e mostrandoci i veri orrori, concentrandosi sulla narrazione della realtà storica.

Se poi si vuole discutere dell'effettivo valore divulgativo che hanno questi sceneggiati, si può comprensibilmente essere dubitosi. Ma ripeto, dipende da prodotto a prodotto. Il problema è che questi film, cosiccome i vari "Il Pianista" e "Schindler's List", vengono spesso scansati dalla gente come la lebbra. Non si ha più il tempo di affrontare, almeno una volta l'anno, quella che è la nostra storia, la storia di una Nazione e del suo popolo. Lo si ritiene un affare perditempo, stupido, non ci si ferma più ad ascoltare le storie dei sopravvissuti di Auschwitz o alle foibe (perché il discorso è chiaramente superpartes, chiariamoci). Ed il problema è che se vai a chiedere a qualcuno "Che cos'è Auschwitz?", molti, ancora oggi, non lo sanno. Oppure, peggio, non vogliono saperlo, e preferiscono piuttosto spararsi Maria de Filippi e Maurizio Costanzo tutto il giorno, perché non ci vogliono pensare, vogliono far finta di niente, che non sia successo nulla.

L'altra sera sono stato a cena fuori con alcuni amici paesani "di destra": saluti romani, battute razziste, capelli rasati a zero, solo per il gusto di trasgredire. Vorrei veramente vedere le loro reazioni guardando Auschwitz dritti negli occhi, se avrebbero il coraggio di cantare "Faccetta Nera" e gli inni del partito nazista. Begli amici che ho...

Ma del resto, se le istituzioni non riescono a portare le celebrazioni di importanti eventi storici quali la Shoah o la Resistenza fra la gente, i neofascisti aumenteranno sempre di più. Fantascienza? No, assolutamente. Un mesetto fa ho visto in TV un bel film di Paolo Virzì, "Caterina va in Città", che descriveva la società italiana odierna con ochi molto attendibili. Claudio Amendola faceva la parte di un politico di AN che in parlamento faceva la recita del filo-americano di centro-destra (nel governo Berlusconi) e, in famiglia, faceva veri e propri comizi neo-fascisti. Sono certo che Virzì non è andato tanto lontano dalla realtà. E se questo è il rischio che corriamo, di ritrovarci altri neo-fascisti nella nostra società, allora ben vengano molti altri Perlasca o altri prodotti tv, anche di infima qualità. La gente deve aprire gli occhi.

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