18.3.07

La crisi della cultura popolare.

Ieri mattina sono andato in gita con la scuola, a vedere quello che mi avevano accennato essere un "concerto multimediale", e che si è rivelato uno splendido spettacolo che aveva per tema il collegamento fra cinema, computer grafica e musica.

Durante l'incontro si è parlato ampiamente di "The Matrix" dei Wachowsky Brothers (film a cui sono particolarmente devoto) e di Stanley Kubrick: a metà dell'incontro, costituito da una serie di spezzoni, da un gruppo rock che suonava in diretta le canzoni legate ad alcuni famosi film (anche i Pink Floyd!!) e da una voce narrante che personalmente ho apprezzato per completezza e profondità, ero assolutamente estasiato. Ho pensato che finalmente la scuola non si preoccupa più solo della cultura "aurea", "antica", ma anche della cultura popolare, quella che tanto mi piace, importante quanto quella costituita dalla grande letteratura e dalla grande arte. Per me cultura "aurea" e cultura "pop" DEVONO coesistere, la cultura non può cristallizzarsi, la cultura và avanti, si evolve, e se due secoli fa Wagner o Beethoven erano cultura, allora oggi anche i "Pink Floyd" o gli "Aerosmith" lo sono. La cultura va a avanti, racconta i sentimenti del popolo nell'età contemporanea; per questo non possiamo, ad esempio catalogare tutto il rock come negativo perché non conforme al metodo di Wagner, Chopin o Mozart (come invece fà la maggioranza della classe intellettuale italiana...)!

Purtroppo oggi in Italia accadono due fenomeni in merito alla cultura pop. Due esempi dall'incontro di ieri, uno per ognuna delle cagioni che non permette l'espressione della nostra cultura:

1)Ieri eravamo sei classi, alcune del Liceo e altre dell'istituto di Ragioneria di Bracciano. Ora, gli stessi giovani che vanno in giro a dire che la musica rock e pop è uno sballo, che è un importante strumento di comunicazione, davanti a "The Wall" dei "Pink Floyd", suonata tra l'altro DA DIO, sono rimasti assolutamente imperturbabili, prendendo anzi in giro quella che ritengono "musicaccia". E quando hanno fatto vedere "Matrix" e "Braveheart", si sono messi a riderci sopra. Questo è indice che la mia generazione non vuole la libertà d'espressione attraverso i media del terzo millennio, non gli basta più: vuole l'assoluta mediocrità, l'assoluta assenza di riferimenti culturali in nome del divertimento totale.

2)D'altro canto, segnalo che un mio caro amico, che è cresciuto nell'ambiente della musica "colta" (suona il violino), durante l'esecuzione di brani alla base della cultura musicale degli ultimi trent'anni, ha apertamente fischiato e snobbato tutto ciò che era "nuovo" rispetto ai classici come Beethoven o Mozart, dichiarando: "Questa non è cultura, è monnezza", dimostrando così quella cristallizzazione della cultura colta di cui accennavo prima.

Concludendo, con i due esempi vorrei dimostrare come diventa sempre più difficile oggi fare cultura popolare. Fare cultura popolare, oltretutto, è l'unico modo che le generazioni future hanno per dimostrare i propri ideali, i propri disagi e le proprie paure. Questo sacrosanto diritto è calpestato da coloro che vanno ancora in giro a dire che "thriller e horror sono generi "impuri", che la musica leggera dovrebbe essere soppressa, che il cinema del terzo millennio è solo "un ammasso di effetti speciali". QUesta gente dimentica che se tutto ciò che attaccano potrà anche essere a volte un ammasso di imput senza senso (come sembra guardando un film di Michael Bay, direi), per una restante percentuale è l'unico modo che registi, scrittori e musicisti hanno per raccontare disagi e paure di questo nostro povero mondo. E poi ci lamentiamo perché in Italia non abbiamo un cinema di genere...

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