26.1.07

AUSCHWITZ... E IL RESTO

Tre piccoli brani per mostrare cosa l'Olocausto significhi per me.

La mia situazione di ragazzo con lievi handicap fisici mi costringe, a volte, durante l’anno, a dovermi recare all’ospedale pediatrico San Raffaele di Roma. È un centro all’avanguardia, dotato delle più sofisticate tecniche per riportare ad una condizione di “parità” i bambini e le persone afflitte da malattie come la sindrome di Down, o che sono costrette sulle sedie a rotelle, con le persone che hanno la fortuna di non avere tali problemi. I pazienti di una casa di cura come questa sono assistiti da personale esperto come le infermiere, i medici pediatri e i terapisti. I pazienti in situazione di degenza rimangono insieme per almeno il sessanta-settanta percento della giornata, negli spazi ricreativi, in attesa delle visite mediche. Questo è come funziona, in soldoni, un centro di questo genere. Incontri bambini talvolta bellissimi costretti sulla sedia a rotelle, impossibilitati a camminare dalla terribile malattia. Ti fanno pena, dico la verità, ti distrugge il cuore vedere persone così giovani e innocenti trovarsi così. Però, in questo caso, si arriva alla conclusione che la malattia, anche la più grave, è cosa del mondo, e che proprio per allietare i malati, e aiutarli ad affrontare tale condizione venga proprio da questo tipo di strutture e di personale. È confortante, credetemi, sapere che esistono persone del genere. Io ne conosco molte, che mi hanno aiutato. Alcune di queste sono per me alla strenua di amici fraterni, gli voglio bene. Questa è la casa di cura: un posto d’oro, una casa dorata. Questo sono le case di cura oggi. Settantadue anni fà, nel 1934, in Germania, il partito nazista, lo stesso partito nazista responsabile della Shoah, mise sù un programma di case di cura per quelle persone che, ieri come oggi, soffrivano di particolari malattie (anzi, dato il grado di avanzamento della medicina all’epoca, erano in condizioni anche peggiori). Ebbene sì, anche il grande Reich razzista aveva la sua struttura medica composta da personale esperto per assistere tali malati. Nei corridoi di tali centri (che io immagino come strutture in legno simili alle baite in montagna, strutture immerse nei romantici boschi della Baviera, un paradiso terrestre) passavano altri malati, afflitti da gravi malattie che li facevano sembrare fantasmi. Anche lì vi operavano dottori in camice bianco, tutti medici tedeschi. Sotto il calice, però, avevano i pantaloni dell’uniforme delle SS e gli stivali lucidi. I malati venivano prelevati dalle SS qualche mese dopo l’arrivo. Magari erano stati accompagnati dai genitori, dai figli, dai fratelli e dalle sorelle, che li avevano aiutati a portare i bagagli in modo amorevole, salutandoli con tenere coccole, nella speranza di rivederli in condizioni migliori. Non li avrebbero mai più rivisti. Le SS prendevano i pazienti (tutti: malati terminali, persone con particolari lesioni a livello neurologico, infermi sulle sedie a rotelle; donne, uomini e bambini) e li conducevano all’aperto, magari con la scusa di una bella passeggiata nei boschi. Da quì, posso solo immaginare il resto: forse i malati venivano ai bordi di una grande fossa, e lì uccisi con una un colpo di pistola alla testa; o forse venivano usati come esperimenti per confutare l’esistenza di una cosiddetta “razza superiore”, a cui loro, naturalmente, non potevano appartenere. Erano sudici, imperfetti, deboli, non facevano onore alla “razza ariana”. Ai parenti veniva detto che il loro familiare era purtroppo venuto a mancare per cause naturali, per una complicazione. In questo vile modo, il Reich tedesco continuò ad assassinare persone, facendole scomparire nel nulla. Alla fine, quando la verità comicniò a circolare a causa dell’elevato numero di vittime, la Chiesa Cattolica e quella Protestante intervennero e l’operazione venne sospesa. Erano state uccide 70.000 persone inermi, senza alcuna colpa se non quella di essere vittima della follia, dei pregiudizi e dell’ignoranza. Tale operazione fu battezzata T4, e mirava alla purificazione della “razza superiore” mediante lo sterminio di massa. Non se ne parla mai ma, insieme alle leggi di Norimberga del 1933, che portarono alla persecuzione degli ebrei, i nazisti fecero scomparire dalla Germania un silenzioso e debole gruppo di persone accomunate da una solo fatto: erano sfortunate. È lo stesso silenzioso “popolo” che vive in stato di degenza al San Raffaele di Roma. Le stesse patologie. La stessa debolezza, lo stesso bisogno di essere aiutati, seguiti, sottoposti ad amorevoli cure. Perché i nazisti lo facevano?avevano paura che le malattie fossero ereditarie, e che, pian-piano, riuscissero a contaminare l’intero popolo “ariano”, distruggendo così il sogno del Fuhrer. Avevano paura, in altre parole, di ritrovarsi con una Germania inchiodata alla sedia a rotelle. Ignoranza, ecco tutto. Lo fecero solo e soltanto per ignoranza. 70.000 persone non sono tante quanto i 6 milioni della Shoah. L’operazione T4 è il fatto più oscuro, non se ne parla mai troppo. Certo, l’orrore di Auschwitz fu per certi versi ancora più inumano. Solo, girando per il San Raffaele e guardando negli occhi un bambino infermo per una malattia genetica, non posso fare a meno di pensare che sarebbe potuto finire in una camera a gas. Anche questa deve essere parte integrante della Memoria.

I bambini ad Auschwitz

C'è qualcosa che mi ha sempre tormentato, riguardo alla Shoah. Nel novembre del 2002, a scuola, lessi due brani che mi fecero capire fino a ché punto arriva l'orrore. L'orrore arriva a questo:

Così morì Emilia, che aveva tre anni; poiché ai tedeschi appariva palese la necessità storica di mettere a morte i bambini degli ebrei. Emilia, figlia dell’ingegner Aldo Levi di Milano, che era una bambina curiosa, ambiziosa, allegra e intelligente; alla quale, durante il viaggio nel vagone gremito, il padre e la madre erano riusciti a fare il bagno in un mastello di zinco, in acqua tiepida che il degenere macchinista tedesco aveva acconsentito a spillare dalla locomotiva che ci trascinava tutti alla morte.

Scomparvero così, in un istante, a tradimento, le nostre donne, i nostri genitori, i nostri figli. … Li vedemmo un po’ di tempo come una massa oscura all’altra estremità della banchina, poi non vedemmo più nulla.

Levi, Se questo è in uomo, pagg. 20-21

Allora mi chiesi una cosa stupidissima, che non mi ero mai chiesto: "ma quanto è piccolo un bambino di tre anni? Quanto poteva arrivare in fondo quell'intento storico, puramente "ariano", per giustificare questo? Per arrestare, deportare, torturare con la fame ed infine gasare un bambino, a che punto si è arrivati su questo povero mondo? Io spesso me lo chiedo. E penso che, quando si dice "ricordati affinché non possa più accadere", non lo si faccia solo per retorica, perché penso che Ahmadinejad è lì, dietro l'angolo, con la sua follia negazionista e apertamente antisemita (o antisionista? Ma l'antisionismo può giustificare menzogne tanto grandi?). SOprattutto, penso che fin troppe persone abbiano dimenticato Emilia, Mario, Giada, e tutti gli altri bambini ebrei morti nei lager. Penso che, se qualcuno che è pronto a negare ancor'oggi, leggesse quelle righe, e poi guardasse negli occhi il suo bambino o la sua bambina, i suoi occhi gli s'incendierebbero (figurativamente, sia chiaro). Ecco perché sottoscrivo in pieno Mastella e la sua battaglia: anzi, estenderei la pena non solo per i crimini nazisti e fascisti, ma anche per ogni altro genocidio razzista attuato, da qualsiasi ideologia esso provenga. Qualsiasi.

Io ricordo Auschwitz

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26.4.06

Vent'anni fa, in Ucraina.

Vent'anni fa, a Chernobyl.

Oggi ho visto un bel documentario di "Atlantide" su La 7 (secondo me una delle più belle trasmissioni storiche dal punto di vista tecnico, ma la trovo forse un pò troppo superficiale).

Su "Atlantide" veniva raccontata la storia della tragedia attraverso vari punti di vista. Da varie storie, attraverso diversi personaggi che all'epoca assistettero alla tragedia. Una di loro mi ha particolarmente commosso.

Un pompiere di Pripyat (la cittadina più vicina alla centrale nucleare), di cui non ricordo il nome, era sposato da due anni con Ludmilla che, nell'aprile del 1986, era incinta di otto mesi. Quando l'esplosione devasta il reattone n. 4 di Chernobyl, il pompiere viene chiamato con la sua squadra a spengere gli incendi. Ludmilla è a casa, a letto, ed assiste all'esplosione dalla finestra della loro camera. Entrambi i coniugi sentono all'improvviso un sapore metallico alla gola e una ondata di calore incredibile in faccia. Sono le radiazioni. Il marito di Ludmilla si ammala gravemente, perché direttamente esposto alle radiazioni. La moglie lo accompagna sino a Mosca, dove viene sottoporto ad analisi. Ma poco dopo, muore. Un mese più tardi, Ludmilla dà alla luce Natasha, già malata a causa della contaminazione dell'utero della madre. Sopravvive per cinque giorni dalla nascita. Poi muore. Basta. Kaputt. Chiuso. Dopo solo 120 ore di vita, una bambina si spegne a causa di una catastrofe naturale.

Questo non è un post solamente sulla drammatica memoria della catastrofe. Mi viene in mente anche una riflessione che covavo da tanto tempo. Quando un bambino muore a causa di avvenimenti come la Shoah, come Chernobyl, il Titanic, ossia quelle tragedie delle Storia che sono dimentate le tragedie umanitarie, come viene ricordato dalla Storia? O meglio, quel frammento di miscostoria costituito da una vicenda come quella sopra descritta, in cui un padre e una madre perdono una figlia a causa di una tragedia planetaria, è tanto importante quanto le altre migliaia di storie della tragedia, o no? Conta la memoria collettiva, o manca il ricordarsi di un giorno di scuola interrotto bruscamente dall'esplosione del reattore atomico? E' una domanda che non avrà mai risposta, penso. Ciò che è certo è che i bambini sono coloro sempre più colpiti dalla tragedia, cosiccome il nucleo familiare in generale. Il nucleo familiare coinvolto vive una doppia tragedia: non solo si ritrova davanti alla devastazione generale (che sia un genocidio, un naufragio, un'esplosione atomica), ma si trova anche a piangere la perdita di un padre, una madre o di un figlio.

Questo è uno degli elementi che più mi ha sconvolto della Shoah, ad esempio. Penso che riprenderò questo argomento con più ampiezza proprio in occasioni come il 27 gennaio, perché è veramente una delle tematiche legate alle grandi tragedie che non mi fa dormire la notte.

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25.4.06

Banda di fratelli

Per chiudere in bellezza la giornata, volevo condividere questa citazione:

"Lasciate che chi non ha voglia di combattere se ne vada. Dategli dei soldi perche' accelleri la sua partenza, dato che non intendiamo morire in compagnia di quell'uomo. Chiunque sopravviva a questo giorno, mostrera' le sue cicatrici ai vicini, e racconterà storie gloriose di tutte le grandi imprese di questa battaglia. Insegnera' quelle storie ai suoi figli e da oggi fino alla fine del mondo verremmo ricordati. Noi pochi, Noi pochi felici, Noi banda di Fratelli: Perche' chiunque ha versato il suo sangue insieme a me e' mio fratell
o. E quegli uomini che hanno avuto paura si sentiranno inferiori quando sentiranno come abbiamo combattuto e come siamo morti insieme."

William Shakespeare-Enrico V - atto IV

Se qualcuno ha mai visto "Band of Brothers" della HBO, sappia che penso che il discorso che Spielberg e Hanks hanno creato per i paracadutisti americani della Normandia, io lo trovo adatto anche a questo giorno di festa. E poi adoro questo passo che, seppure un pò estremo, sa incredibilmente di eroico... W la libertà.



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Oggi è il giorno della Liberazione


E' il 25 aprile del 1945 quando Milano si rivolta all'occupazione nazifascista mediante scioperi e lotte in piazza che costringono Mussolini con i capi del regime fascista a scappare verso la Svizzera.

Milano diventa un campo di battaglia urbana deserto, scenario tetro e pericoloso in cui i partigiani e i repubblichini con i nazisti combattono piazza-per-piazza, strada-per-strada, uccidendo e venendo uccisi a loro volta. A sera, la città è quasi del tutto sgombra dalle forze nazifasciste.

Il 25 aprile rappresenta il culmine di una resistenza all'occupazione e alle violenze nazifasciste iniziata subito dopo l'8 Settembre 1943. Una guerra combattuta da tutti gli antifascisti italiani: partigiani comunisti, partigiani cattolici, socialisti, repubblicani (e non repubblichini),ma anche da militari che non vollero piegarsi all'occupazione nazista per uno spirito patriottico che andava al di là della divisione politica o dell'asservilismo al regime fascista.

Anche gli ebrei che tentano di scampare ai rastrellamenti e alle deportazioni: Primo Levi è impegnato con la brigata "Giustizia e Libertà" sulle Alpi, quando viene catturato il 13 Dicembre 1943.

A sud, gli americani e gli inglesi sbarcano in Sicilia nel luglio 1943, facendo cadere il governo fascista di Roma. La loro traversata dello stivale da sud a nord fu dura, crudele, a tratti selvaggia e piena di difficoltà e di fallimenti, ma alla fine ce la fecero. Alcuni fuggivano dai campi di prigionia nazisti e si univano alle brigate partigiane per continuare a combattere contro i nazisti, contro la suprema tirannide.

Penso che sia palese il mio pensiero sulla resistenza: è un valore, oltre ché patriottico o storico, anche umano. Ci furono ragazzini che andarono "in montagna" a combattere e furono uccisi in modo barbaro, spesso torturati, spesso deportati nel lager nazisti e qui uccisi nelle camere a gas. E poi i preti che nascosero gli ebrei, che furono deportati nel lager assieme a loro venendo uccisi come loro, dandogli una benedizione che andava al di là dello stesso credo religioso. Anche quella fu resistenza, cosiccome fu resistenza l'astensionismo dal lavoro nelle fabbriche degli iscritti ai sindacati clandestini.

Carlo Azeglio Ciampi ha detto che la guerra partigiana fu un secondo risorgimento italiano, cioé un periodo in cui la popolazione italiana si ribellò. Non solo alla dominazione straniera (che era la dittatura per eccellenza, sanguinaria e selvaggia) ma soprattutto verso un regime composto da una banda di criminali di strada che andavano pestando e uccidendo gli oppositori politici e ideologici negli anni '20 e '30. Sono d'accordissimo con Ciampi: la resistenza fu la seconda parte, la prova del fuoco, della costituzione della libertà dello Stato italiano. E' bellissimo, veramente.

Ciò che mi lascia basito è che, spesso, la resistenza viene strumentalizzata, derisa, decontestualizzata dal suo ruolo storico e denigrata a strumento di propaganda politica. Cosiccome le forze di centro-destra ufficiosamente hanno "vietato" la celebrazione della lotta partigiana (ancora una volta per il luogo comune partigiano= comunista), le forze di centro-sinistra si lanciano in collegamenti storicamente inappropriati fra l'opera di liberazione anglo-americana del '43-'45 e la più che discutibile "guerra di liberazione" in Iraq.

Il 25 Aprile non deve rendere conto né alla lotta politica, né tantomeno a collegamenti storici errati e ricercati. Il 25 Aprile è la festa di ogni italiano. Il 25 Aprile è secondo me il giorno della libertà italiana, che va ricollegandosi al 4 Luglio americano o alla Presa della Bastiglia francese, monumenti della libertà nazionale. Il 25 Aprile 1945 è il 25 Aprile 1945, non quello del 2006. E' celebrazione storica, non di certo politica. Almeno questo è quello che ho sempre pensato. Che poi ci possano essere occasioni di riflessione politica interna ai partiti o di celebrazione, quello è condivisibile o meno, però accettabilissimo. D'altro canto, la guerra l'hanno fatta loro mica Berlusconi. Però, sinceramente, non apprezzo che il 25 Aprile venga rappresentato come una festa anti-americana con motivazioni del tipo: "gli americani e gli inglesi non hanno fatto nulla, abbiamo fatto tutto noi". Non sono d'accordo. La guerra di Liberazione l'abbiamo vinta assieme, fianco a fianco. Ognuno ha commesso i suoi errori (i gulag di Tito, la distruzione di Montecassino...) ma da qui a mettersi a fare lotta politica su una festa che è di tutti gli italiani (e di tutti gli uomini liberi) mi sembra sciocco e inquietante.
Questo è un lancio alleato durante la guerra partigiana

Un saluto a Bigio, che spero apprezzerà il post. :)

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