21.4.06

Conversazioni Tolkeiane


Oggi in classe mi sono messo a parlare con una mia grande amica de "Il Signore degli Anelli". Lei sta leggendo il romanzo, è arrivata agli ultimi capitoli de "Il Ritorno del Re".


Abbiamo cominciato a parlare delle modifiche che Peter Jackson ha apportato alla storia nei suoi kolossal. Mentre lei, che è un'appassionata lettrice, ha criticato alcune scelte di modifica del film rispetto al libro (critiche che tra l'altro io condivido pienamente), io, cinefilo accanito, ho comunque lodato il grande talento di Jackson nel trasporre particolari eventi del libro nel film, modificandone i dettagli ma non lo spirito. Lo spirito del romanzo, prima ancora di essere portatore di svariati messaggi e metafore,
richiama innanzitutto le grandi battaglie e avventure della letteratura romantica. Ci sono battaglie grandiose (parlavamo del Fosso di Helm e di Gondor, io ho citato Osgilliath) ed inseguimenti mozzafiato (adoro in particolare quei momenti dedicati alla caccia dell'Anello da parte dei Nazgul nella prima parte de "La Compagnia", dall'inseguimento sul Brandivino a Colle Vento). Jackson avrà pure modificato molte cose che potevano essere lasciate come nel romanzo, ma è pur vero che la sua narrazione cinematografica restuisce attimi di avventura spettacolari e affascinanti (come anche l'inseguimento di Aragorn, Legolas e Gimli agli Hobbit rapiti fra le campagne di Rohan, all'inizio de "Le Due Torri".) Il talento del regista non si conta mai soltanto sulle scelte di sceneggiatura, che, ripeto, io spesso non ho approvato, ma anche su come sfrutta alcune sequenze-topos del cinema d'avventura/azione.



Non a caso, una delle parti che più m'affascinano del film sono senza dubbio Colle Vento e la sequenza di Brea, ottimi esempi di cinema di suspence.

Fa bene parlare di Tolkien, quando si può!

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